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Ricercare sempre l’efficienza produttiva, requisito fondamentale in qualsiasi condizione economica

In termini economici, avere una produzione efficiente significa ottenere il massimo ritorno possibile dal proprio processo produttivo. Spesso, in condizioni economiche favorevoli, l’elevato flusso di cassa porta a diminuire l’attenzione verso l’efficienza, riducendo il tempo dedicato a valutazioni economiche e gestionali.

Tuttavia, in un processo produttivo come quello della produzione di latte esistono -praticamente sempre- margini di miglioramento dal punto di vista gestionale che possono rendere più efficiente l’allevamento delle bovine e generare maggior profitto. Inoltre, una mandria o azienda efficiente è più preparata all’eventuale sopraggiungere di condizioni economiche meno favorevoli (calo del prezzo del latte).

Se vogliamo sintetizzare al massimo il concetto della redditività aziendale in una mandria di bovine da latte dobbiamo focalizzarci sulla seguente formula:

Al fine di aumentare il prezzo del latte possiamo, in primis, aumentarne la qualità catturando il valore aggiunto di eventuali premi: diminuendo il contenuto di cellule somatiche, aumentando la percentuale di grasso e proteine e rispettando i regolamenti dei diversi disciplinari che spesso garantiscono un prezzo del latte maggiore rispetto al libero mercato. Per diminuire i costi di produzione è possibile aumentare l’efficienza della manodopera, ridurre il rischio e l’impatto delle patologie (soprattutto durante la fase di transizione), ridurre i costi fissi per vacca, ovvero aumentare il numero delle bovine munte nella medesima struttura.

Per quanto riguarda la parte finale della formula, possiamo incrementare la quantità di latte prodotto riducendo le patologie, migliorando la performance riproduttiva (riducendo, così, i giorni medi di lattazione), migliorando la qualità alimenti e aumentando la quantità di sostanza secca ingerita, aumentando l’accesso all’acqua e alla mangiatoia e, più in generale, migliorando il confort delle bovine.

Di fatto, se analizziamo con cura queste misure, possiamo renderci facilmente conto di quanto la riduzione dei costi di produzione sia relazionata all’aumento del volume di latte prodotto e di come, in generale, l’aumento della redditività sia intimamente connesso con il benessere degli animali e la buona gestione.

Se vogliamo capire su quali aree può essere utile focalizzarsi con particolare attenzione per incrementare la redditività aziendale dobbiamo prendere in considerazione cinque punti fondamentali (Michael W. Overton, “Economic Concepts for Dairy Production”, Reggio Emilia 16 aprile 2019, presso il Consorzio del Parmigiano Reggiano):

1. Ottimizzare il numero delle bovine presenti in stalla.


2. Massimizzare l’Income Over Feed Cost (Iofc).


3. Avere vacche fresche sane.

4. Minimizzare l’impatto delle vacche improduttive.

5. Tagliare i costi in maniera intelligente.

Ottimizzare il numerodelle bovine presenti in stalla

Praticamente in ogni circostanza le strutture per bovine da latte dovrebbero operare al pieno delle proprie capacità. In questo modo, infatti, i costi fissi dell’azienda (manodopera, ammortamenti, interessi sui capitali, etc.) possono essere distribuiti su più unità produttive diminuendo il loro impatto sul costo di produzione.
 Quando parliamo di densità degli animali, innanzitutto è necessario definire sulla base di quale parametro viene calcolata (spazio in mangiatoia, numero di cuccette, superficie dell’area di riposo). Tuttavia, una volta effettuata questa operazione, non esiste una percentuale ideale di occupazione, poiché questa viene determinata dalla tipologia delle strutture e dalla gestione degli animali.
Non dobbiamo dimenticare però che, in ogni caso, il sovraffollamento ha un impatto negativo sulla performance delle bovine (in special modo durante alcune fasi particolarmente critiche come quelle del pre e post-parto) per cui è sempre antieconomico.

Massimizzare l’Iofc (Income Over Feed Cost)

Questo parametro non è altro che la porzione dei ricavi rimanente una volta pagato il costo dell’alimentazione. Il calcolo di questo paramento è piuttosto semplice e costituisce un valido termometro economico della gestione della mandria: (quantità di latte x prezzo del latte) meno (costo dell’alimento o di 1 kg di s.s. x kg s.s. ingeriti).

Al fine di massimizzare l’Iofc è possibile aumentare il volume di latte prodotto, aumentare la qualità del latte e, a volte, ridurre i costi alimentari, ma è necessario farlo in modo oculato. Aumentare i litri di latte prodotti, infatti, anche a fronte di un aumento del consumo di alimento è praticamente sempre redditizio, poiché si diluiscono i costi di mantenimento delle bovine, ovvero la quantità di cibo necessaria a mantenere le funzioni di vitali di base.

Gordie Jones, un famoso esperto di bovine da latte, sostiene che quello della bovina da latte sia il business dell’ultimo boccone, intendendo proprio che l’ingestione aggiuntiva di alimento venga convogliata direttamente alla produzione di latte, giovando, quindi, alle finanze aziendali.

Avere vacche fresche sane

È ormai noto che le bovine in transizione sperimentano numerose sfide e che in questa fase il rischio di malattia è fortemente aumentato. La quasi totalità delle bovine sperimenta nel periparto un certo di grado di disregolazione del sistema immunitario e un bilancio energetico e proteico negativo.
 Il 45-60% delle bovine va incontro ad una o più di queste patologie: metrite, ritenzione di placenta, mastite, chetosi, dislocazione abomasale (si veda anche la tabella). Spesso, non ci accorgiamo che l’incidenza di queste patologie è tanto elevata per carenze nel monitoraggio o nella registrazione dei dati.


Da tempo conosciamo quanto il bilancio energetico negativo e la disregolazione del sistema immunitario siano alla radice di queste patologie, pertanto molte della attenzioni degli allevatori dovrebbero essere rivolte alla fase che va dalla messa in asciutta fino al primo mese dopo il parto.
Questa fase, infatti, è densa di opportunità, poiché qui si gettano le basi per un’ottimale performance produttiva e riproduttiva; tali opportunità possono essere colte solamente evitando la comparsa delle patologie, agendo nell’ottica della prevenzione.

Minimizzare l’impatto delle vacche improduttive

Una volta riempita la struttura, per avere il massimo profitto è necessario che ogni spazio o “slot” venga occupato dalle bovine più redditizie per quello spazio. Spesso, la mancata applicazione di una corretta politica di riforma rappresenta una opportunità persa.

Pur essendo vero che ogni sforzo debba essere dedicato a limitare la prematura perdita di valore degli animali (patologie o infertilità), una volta che ciò è accaduto, è necessario riformare i soggetti improduttivi, affinché possano lasciare il proprio posto ad altre bovine, in grado di produrre maggior valore per quello “slot”.

Tagliare i costi in maniera intelligente

Al momento di decidere se tagliare o meno un costo devo interrogarmi sull’effetto che ciò avrà sulle bovine. Spesso nel tentativo di ridurre i costi (alimentari e non) si generano risparmi a breve termine, ma ciò porta conseguenze gravi a lungo termine che finiscono per essere largamente più costose del risparmio ottenuto in prima battuta.
In conclusione, esistono sempre margini di miglioramento dell’efficienza negli allevamenti di bovine da latte ed è opportuno dedicare tempo ed energie a questo aspetto. Il miglioramento del confort degli animali, dell’alimentazione, la riduzione delle patologie della transizione e l’ottimizzazione del tasso di riforma van- no di pari passo con l’aumento della redditività

Marcello Guadagnini

Ruminants Technical Manager Italy & Iberia – Elanco Animal Health