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Stalle da Parmigiano Reggiano: ecco gli obiettivi per migliorarsi

di Michele CampiottiDottore Agronomo – Specialista allevamenti bovini da latte

Nello scorso articolo dedicato alle stalle da Parmigiano Reggiano terminavamo dicendo che guadagnare posizioni quando il mercato va bene è un tentativo importante che appartiene a pochi.

Per farlo occorre “sottoporsi alla misurazione”, cioè, accettare di misurare in modo oggettivo quello che si fa ed i risultati che si ottengono.

Le aziende che vogliono crescere devono fare due analisi importanti: la prima attraverso il bilancio economico, prestando attenzione ad alcuni dati guida particolarmente importanti per le aziende dell’Area Parmigiano Reggiano.

La seconda analisi è di tipo tecnico, una “schermografia” dell’azienda che individua i colli di bottiglia tecnici per rimuoverli al più presto, anche facendo eventuali investimenti necessari a rimuoverli.

Per favorire a tutti questo lavoro e stimolare a questa misurazione mi è sembrato utile mettere nero su bianco alcuni numeri che potrebbero essere degli obiettivi di riferimento per gli allevatori virtuosi dell’area Parmigiano Reggiano, quegli allevatori che non si accontentano di “non perdere” ma desiderano crescere ogni anno, in qualsiasi scenario, crescere come sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Ho riassunto quindi in due tabelle quelli che secondo me sono i dati sintetici più importanti per le stalle da Parmigiano Reggiano.

La prima tabella riguarda dati economici e la seconda dati tecnici.

Passiamoli sinteticamente in rassegna.

Tabella 1 – Dati economici guida.

Nella Tabella 1 il primo dato guida è il breakeven, cioè il prezzo del latte che farebbe pareggiare l’azienda.

E’ importante calcolare correttamente questo dato inserendo assolutamente tutti i costi aziendali, non solo quelli espliciti, ma anche tutti costi impliciti fino alla remunerazione dei beni che l’imprenditore apporta alla propria attività. Abbiamo poi il monitoraggio dei principali costi aziendali. I primi due sono i principali costi in termini quantitativi.

I costi alimentari sono totali comprensivi di tutto ciò che si acquista sul mercato più tutto ciò che si autoproduce, relativamente a vacche, manze e vitelle. Il secondo è il costo della manodopera comprensivo della manodopera dipendente al lordo di tutti i costi ed eventuali benefit e della manodopera familiare a costo pieno (si può standardizzare a 36000 euro lordi per UL). Abbiamo poi i costi dei medicinali, costo relativamente piccolo ma molto importante, perché indice della situazione sanitaria.

Passiamo poi all’efficienza dell’agricoltura che è fatta del valore di mercato di tutto quello che si è raccolto diviso tutti i costi sostenuti (espliciti+impliciti).

Si passa poi agli importantissimi indici di debito esposti sotto i tre punti di vista principali e i due più importanti indici di redditività (ROD e ROI).

Arriviamo poi a due indici che fotografano il possibile e auspicabile equilibrio tra dimensione economica e dimensione finanziaria.

Nella Tabella 2 vediamo invece alcuni decisivi dati tecnici, quelli più correlati all’utile netto finale dell’azienda.

Tabella 2 – Dati tecnici guida.

Il primo settore riguarda la produzione di latte come produzione di latte venduto per vacca presente all’anno e come analisi delle vacche fresche (sotto i 150 giorni di lattazione).

Il secondo punto riguarda indirettamente la transizione e quindi gli animali eliminati subito dopo il parto.

Entriamo poi nel principale dato che riguarda l’efficienza riproduttiva, il tasso di gravidanza, poi le cellule somatiche  come valore medio ma anche e soprattutto come % di vacche sotto le 200.000 cellule.

Poi ci occupiamo della sopravvivenza del giovane bestiame, dato ad altissimo ROI, esplitando le vitelle nate vive che arrivano al primo parto e le primipare che arrivano al secondo parto.

La somma di questi due dati forma il cosiddetto “Slippage Rate”o tasso di slittamento dato fondamentale per misurare l’efficienza dell’allevamento del giovane bestiame.

Concludiamo poi con due dati alimentari e produttivi: il fondamentale indice di conversione, dato che nell’area del Parmigiano Reggiano tende a peggiorare se non è ben sorvegliato, e infine un dato tecnico economico per le aziende robotizzate, il latte venduto per unità di mungitura robotizzata, che misura il rapporto importantissimo tra l’unità di investimento e la PLV.

I dati di riferimento di queste due tabelle non sono astratti ma sono dati reali di stalle da Parmigiano Reggiano che vengono dal campione dell’area Parmigiano Reggiano del “Progetto Allevamento Futuro” da me ideato nel 2015 e al lavoro da anni su queste tematiche.

Le aziende che volessero essere aiutate nelle analisi tecniche ed economiche che vengono proposte in questo articolo devono sapere che questo percorso di miglioramento è infatti obbiettivo del Progetto Allevamento futuro che dal 2015 affianca l’azienda nella formulazione del bilancio con una procedura sperimentata ed approfondita da anni (Bovini GEA 10.01 PR 2026) e nell’approfondita analisi tecnica utilizzando il famosissimo ed efficacissimo Dairy Comp.

In ogni caso il forte suggerimento con cui voglio concludere questo articolo è di non rinunciare per nessun motivo a questo approfondimento. E’ importante imparare ad utilizzare i momenti positivi per migliorarsi e capire cosa conviene cambiare per ottenere una sempre maggiore sostenibilità economica, ambientale e sociale di lungo periodo anche e soprattutto in una meravigliosa area produttiva quale quella del nostro amatissimo Parmigiano Reggiano.

Per maggiori informazioni potete scrivere a:

michele.campiotti@gmail.com

progettoallevamentofuturo@gmail.com