Il primo trimestre del 2026 sta mostrando un quadro sempre più articolato per il settore lattiero-caseario europeo. Il mercato del latte sembra essere entrato in una fase caratterizzata da una crescita dell’offerta che torna progressivamente a esercitare pressione sui listini della materia prima e su diverse produzioni industriali.
L’aumento delle consegne osservato sia a livello europeo sia nazionale sta infatti modificando gli equilibri del comparto. I primi segnali arrivano soprattutto dal latte spot e dal latte alla stalla, che mostrano un progressivo ridimensionamento dei prezzi dopo i livelli particolarmente elevati raggiunti negli ultimi anni.
Dentro questo scenario generale, la situazione della nostra Dop continua però a mantenere caratteristiche differenti rispetto ad altre filiere casearie.
Ed è proprio il confronto con l’andamento complessivo del settore che permette oggi di leggere meglio la fase attraversata dal Parmigiano Reggiano: una realtà che continua a muoversi in un mercato europeo più debole, ma mantenendo quotazioni ancora elevate e dinamiche differenti rispetto ad altri comparti Dop.
Vediamo qualche numero.
Secondo la recente analisi pubblicata dal Crefis di Mantova, le consegne di latte nell’Unione Europea hanno raggiunto nel 2025 i 148,1 milioni di tonnellate, con una crescita dell’1,8% su base annua. La dinamica si è ulteriormente rafforzata nei primi mesi del 2026: nel solo mese di febbraio la produzione europea è risultata superiore del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un andamento analogo si osserva anche in Italia, dove le consegne del primo trimestre si attestano attorno ai 3,5 milioni di tonnellate, con una crescita del 3% rispetto allo scorso anno. Una disponibilità più elevata di latte che tende progressivamente a trasferirsi sull’intero comparto.
Il segnale più evidente arriva dal latte spot.
Nei primi tre mesi del 2026 il prezzo del latte non contrattualizzato è sceso fino a 207,5 euro/t nel mese di marzo, con un calo del 19,2% rispetto a febbraio. La media trimestrale si è attestata a 253,8 euro/t, in riduzione del 43,2% rispetto al trimestre precedente e del 55,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche il latte spot di origine francese e tedesca, dopo un breve recupero osservato a febbraio, ha mostrato un nuovo ridimensionamento nel mese successivo. Il mercato continua quindi a muoversi in una fase di forte pressione, nonostante qualche segnale di stabilizzazione emerso nelle ultime settimane.
La stessa dinamica si riflette anche sul latte alla stalla.
In Italia il prezzo medio del primo trimestre 2026 si è attestato a 478,5 euro/t, in calo del 12,4% rispetto al trimestre precedente e del 16,5% rispetto al primo trimestre del 2025.
A livello europeo la media trimestrale raggiunge i 440,8 euro/t, con una riduzione del 17,7% su base annua.
I valori di marzo risultano i più bassi dal maggio 2022: 474,9 euro/t in Italia e 407,8 euro/t in Germania. È un dato che segnala un progressivo raffreddamento dei listini dopo le tensioni degli ultimi anni.
Dentro questo quadro generale emergono però differenze significative tra le principali Dop.
Il Grana Padano continua a mostrare una crescita produttiva marcata. Nei primi tre mesi del 2026 la produzione ha sfiorato 1,7 milioni di forme, con un incremento del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento dell’offerta si accompagna però a un calo delle quotazioni: il Grana Padano stagionato 9 mesi scende infatti a 9,31 euro/kg, con una riduzione del 13,9% rispetto al primo trimestre del 2025.
Diversa la situazione del Parmigiano Reggiano. Anche in questo caso la produzione cresce (+5,7% nel trimestre), ma le quotazioni continuano a mantenersi su livelli elevati.
Nel primo trimestre del 2026 il prezzo medio raggiunge i 14,25 euro/kg, con un incremento del 13,2% rispetto allo stesso periodo del 2025 e valori che restano ai massimi della serie storica.
Anche sul fronte dei prodotti industriali la situazione resta complessa. Il burro registra un forte ridimensionamento delle quotazioni, con un calo del 30,2% rispetto al trimestre precedente e del 57% su base annua. Dopo un temporaneo recupero nel mese di marzo, i prezzi sono tornati a diminuire nel mese successivo.
Qualche segnale differente arriva invece dal latte scremato in polvere.
Nei principali mercati internazionali i prezzi mostrano una ripresa e, per il mercato europeo, l’incremento raggiunge il 7,7% rispetto al trimestre precedente. Secondo il Crefis, questa dinamica potrebbe indicare un iniziale rafforzamento della domanda globale di latte, con possibili effetti di stabilizzazione o almeno di attenuazione della pressione ribassista sui mercati nei prossimi mesi.
Fonte: Crefis – Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili, Università Cattolica del Sacro Cuore.

