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Beef from dairy: opportunità o necessità?

Opportunità e scenari di mercato

Il Beef from Dairy, cioè bovini da carne allevati dalla filiera delle vacche da latte, rappresenta sia un’opportunità che una necessità per il comparto dell’allevamento italiano.

La volatilità e l’imprevedibilità del prezzo del latte che il recente passato ha sancito in modo tanto magistrale quanto drammatico, evidenziano come sia assolutamente necessario massimizzare l’efficienza produttiva e tale ottimizzazione include, non solo il progresso genetico, ma anche ogni altra possibile integrazione al reddito attuabile in allevamento senza rilevanti variazioni gestionali e strutturali.

E ciò si sposa perfettamente con il Beef from Dairy dove una scelta oculata delle fattrici e l’utilizzo del seme sessato rendono disponibili numerose bovine per la produzione di incroci da carne di alto valore e di elevato ritorno economico.

I prezzi che hanno raggiunto svezzati e ristalli lasciano infatti una marginalità che, se in passato poteva essere non sufficientemente stimolante, attualmente risulta invece considerevole e senza timori di possibili inversioni di tendenza.

Il quadro, non solo europeo, ma anche mondiale evidenzia infatti in maniera chiara e netta come il punto critico del settore da carne sia la disponibilità e reperibilità di giovani vitelli, tra l’altro, in progressiva diminuzione sia per la continua riduzione di vacche nutrici sia per il continuo aumento di richiesta di animali da parte di paesi emergenti nei quali il consumo di carne aumenterà in maniera rilevante e irrefrenabile nell’imminente prossimo futuro.

Si ricorda a riguardo che dall’attuale (2024) consumo di carne bovina a livello globale di 67 milioni di tonnellate si passerà nel vicinissimo 2050 ad un consumo di circa 100,5 milioni di tonnellate, con grandi preoccupazioni su come fare per poter soddisfare tale importante aumento.

Una filiera nazionale da valorizzare

Il Beef from Dairy rappresenta però una grande opportunità: affiancare un’altra filiera italiana a quelle poche già attualmente presenti, con una produzione di carne con la tripla IT (nato, allevato e macellato), rintracciabile su tutti i fronti compreso quello sanitario (in particolare per l’utilizzo di antimicrobici) e in grado di produrre carne di altissima qualità in quanto proveniente da animali giovani, in ottimali condizioni di ingrassamento e alimentati e accuditi come solo gli allevatori italiani sanno fare.

Il tutto stimolato e supportato economicamente da un governo che finalmente si è accorto come sia inaccettabile ma anche pericoloso dipendere totalmente dall’estero per l’approvvigionamento di un alimento essenziale ed economicamente cruciale come la carne bovina, considerando che attualmente e vergognosamente acquistiamo il 65% della carne dall’estero e il 35% che produciamo internamente dipende per il 75% da ristalli acquistati da altri paesi europei, in primis, dalla Francia.

Questo il motivo per cui nell’ambito del Coltiva Italia sono previsti oltre 300.000 di euro dei quali una considerevole quota riguarda anche il Beef from Dairy e non solo il classico allevamento linea vacca vitello da carne. 

Perché è una necessità

E quali sono le ragioni per cui il Beef from Dairy rappresenta una necessità? Senza dubbio gli aspetti poc’anzi evidenziati: l’irresponsabile dipendenza da terzi per un bene così importante come la carne bovina, l’assurdità di delocalizzare quasi 3 miliardi di euro fuori Italia per l’acquisto di ristalli, l’acquisto di carne estera per il soddisfare i 2/3 del fabbisogno italiano, il non cogliere l’opportunità di una filiera completamente nazionale e trasparente in grado di produrre carne di qualità strepitosa e infine il non stimolare il mantenimento e lo sviluppo di un settore nonché del territorio e dei lavoratori ad esso strettamente connesso.

Il tutto a fronte di un “Mercosur” che visti i gradi interessi di esportazione per gli altri settori produttivi Europei, certamente si concretizzerà aggravando la già precaria condizione italiana dell’allevamento da carne dove vige l’anonimato del prodotto se non per poche filiere d’eccellenza di cui la Beef from Dairy può fare certamente parte.

Il progetto V_Ingrasso

Viste le ottime premesse e potenzialità future di questa filiera, allo stato attuale sono ancora molto pochi gli allevamenti da latte che hanno sviluppato al proprio interno una filiera da ingrasso dei bovini maschi della razza da latte allevata o degli incroci da carne.

Per questa ragione è stato creato un Gruppo Operativo dal titolo V_Ingrasso – Filiera bovina da carne sostenibile nel comprensorio del Parmigiano Reggiano finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del PSR  2023-2027.

Il progetto è coordinato dall’Azienda Agricola dei F.lli Caretti S.S. di San Giovanni in Persiceto (BO) in stretta collaborazione con il CRPA – Centro Ricerche Produzioni Animali Soc. Cons. p. A. di Reggio Emilia e con la consulenza del Prof. Carlo Sgoifo Rossi e della dott.ssa Elisa Martelli per gli aspetti veterinari.

Prima prova di ingrasso di vitelli frisoni maschi castrati e Blue Belga presso l’Azienda Agricola Fratelli Caretti nell’ambito del Gruppo Operativo V_Ingrasso.

Obiettivi tecnici e gestionali

Nell’ambito di questo progetto vengono affrontate tutte le problematiche tecniche, gestionali e sanitarie che un allevamento prettamente da latte si trova ad affrontare quando vuole creare ex novo una filiera Beef from Dairy al proprio interno e portare all’ingrasso dei vitelloni fino all’età di 14-15 mesi.

Nelle prove di allevamento si cercherà di fare un confronto tra i vitelli frisoni maschi e gli incroci da carne di razza Blue Belga, nati in allevamento. Nell’ambito del progetto non verranno trascurati tutti gli aspetti legati al benessere animale dalla nascita fino alla macellazione, la qualità delle carni ottenute e la valutazione dei margini economici.

Indagine presso gli allevatori

Il progetto sarà anche l’occasione per investigare l’opinione degli allevatori sull’ingrasso di bovini da carne in allevamenti da latte, valutando vantaggi e svantaggi e la loro disponibilità ad applicare questa innovazione di processo nel proprio allevamento.

A tal proposito è stato predisposto un breve questionario, che gli allevatori di bovini da latte del comprensorio Parmigiano Reggiano possono compilare CLICCANDO QUI.

di Carlo Angelo Sgoifo Rossi*, Silvia Grossi*, Alberto Menghi**, Ambra Motta** e Marzia Borciani**

*Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Università degli Studi di Milano

** Centro Ricerche Produzioni Animali – CRPA Soc. Cons. p. A.