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La fienagione nel comprensorio: i dati, le scelte aziendali, le prospettive

La fienagione è una delle attività che stanno alla base della produzione di Parmigiano Reggiano. Foraggi aziendali di qualità, ma anche nelle quantità necessarie, stanno alla base della nostra filiera produttiva.

Una questione di alimentazione delle bovine, di sostenibilità, di legame col territorio, di immagine e di valore per il Parmigiano Reggiano. E ovviamente, anche di Disciplinare di produzione. Fare fieno è necessario, fare del buon fieno è strategico, ma non sempre e non dappertutto questo avviene. E il cambiamento climatico ha aggiunto ulteriori difficoltà.

Per fotografare la situazione attuale nelle aziende che fanno latte da Parmigiano Reggiano, il Servizio di Produzione Primaria ha realizzato un’indagine presso le stalle del comprensorio, raccogliendo 370 questionari tra gli allevatori della filiera.

La survey ha riguardato le principali essenze foraggere coltivate, il numero e l’epoca dei tagli, la qualità del fieno, le criticità operative, la diffusione dei sistemi di essiccazione, le prospettive sui costi di produzione e gli orientamenti futuri degli investimenti.

I risultati ci forniscono un quadro aggiornato delle pratiche adottate nel comprensorio, utile per comprendere la situazione attuale e indirizzare le iniziative prossime di indirizzo e sviluppo alle aziende.

Il primo taglio resta la fase più delicata

L’erba medica rappresenta di gran lunga la coltura prevalente nel comprensorio, scelta da oltre tre aziende su quattro (75,1%), mentre prato permanente (15,5%) e miscugli di graminacee (6,5%) mantengono un ruolo importante ma più limitato. Il numero medio di sfalci realizzati nel 2025 è stato di poco superiore a quattro (4,04).

La survey conferma il dato che non tutti i tagli presentano le stesse criticità. È il primo taglio a concentrare la parte più delicata della stagione. Nel 2025 gli allevatori hanno segnalato con maggiore frequenza problemi nelle fasi di falciatura, essiccazione e stoccaggio proprio durante il primo sfalcio, mentre le difficoltà tendono a ridursi nei tagli successivi.

Anche il giudizio qualitativo sul fieno realizzato conferma questa maggiore vulnerabilità: il primo taglio raccoglie la quota più elevata di valutazioni “sufficienti” (19,2%) e la più bassa di giudizi “ottimi” (24,9%), mentre il secondo taglio presenta una distribuzione decisamente più favorevole.

Nel 2026 le impressioni cambiano, confermando il legame con l’andamento metereologico, con una primavera più asciutta rispetto all’anno precedente. Oltre tre aziende su quattro (78,8%) lo valutano buono o ottimo e oltre la metà degli intervistati (53%) lo considera migliore rispetto al 2025, mentre il 37,4% lo giudica sostanzialmente analogo.

Se il primo taglio si conferma il momento più delicato della stagione, la nostra survey conferma altresì che il passaggio tecnico che continua a creare le maggiori difficoltà alle aziende sulla via di un fieno di qualità è l’essiccazione del foraggio.

Il 76% delle aziende intervistate dichiara di non disporre di un essiccatoio, mentre soltanto il 24% ne è dotato. Si tratta di una quota che evidenzia come questa tecnologia, pur conosciuta, rimanga ancora poco presente nelle aziende produttrici di latte destinato alla trasformazione in Parmigiano Reggiano.

La sola presenza degli impianti, tuttavia, non coincide con il loro reale utilizzo. Anche fra le aziende che possiedono un essiccatoio, infatti, l’impiego sistematico rappresenta l’eccezione. Solo il 6% degli intervistati dichiara infatti di utilizzarlo sempre, il 25% vi ricorre occasionalmente, mentre il 69% afferma di non impiegarlo nella normale gestione della fienagione.

L’essiccatoio viene quindi considerato soprattutto uno strumento da utilizzare quando le condizioni climatiche rendono difficile completare l’essiccazione in campo, più che una fase ordinaria del processo produttivo.

Le motivazioni raccolte dal questionario aiutano a comprendere questa scelta.

Gli ostacoli sono prevalentemente di natura economica e organizzativa. I costi energetici rappresentano la criticità indicata con maggiore frequenza, seguiti dalla gestione dell’umidità del prodotto, dalla movimentazione del foraggio, dall’impiego di manodopera e dai tempi richiesti dall’intero processo.

L’adozione dell’essiccazione artificiale non dipende quindi soltanto dalla disponibilità della tecnologia, ma anche dalla capacità dell’azienda di sostenerne i costi e di inserirla all’interno della propria organizzazione del lavoro.

Questi ci riporta al primo taglio, nel quale si evidenziano le difficoltà di raccolta ed essiccazione. Ma la tecnologia che potrebbe contribuire a ridurre gli effetti delle condizioni meteorologiche sfavorevoli rimane poco diffusa e, quando presente, viene utilizzata con prudenza. La gestione dell’essiccazione continua a rappresentare uno dei principali punti di equilibrio – non sempre raggiunto nelle aziende – fra qualità del foraggio, sostenibilità economica e organizzazione aziendale.

Costi in aumento e investimenti rinviati: la prudenza prevale sulle aziende

Nell’ultima parte della survey spostiamo l’attenzione dalla tecnica all’economia aziendale. Alla domanda sulle prospettive per il 2026, il 92% degli allevatori prevede un aumento dei costi complessivi rispetto al 2025. Soltanto una quota limitata del campione ritiene che la situazione rimarrà sostanzialmente stabile, mentre nessuno si attende una riduzione significativa dei costi di produzione.

L’incremento atteso riguarda praticamente tutte le principali voci di spesa. Rincari più consistenti vengono previsti per i carburanti, indicati dalla maggior parte degli intervistati come il fattore di maggiore preoccupazione, ma aspettative di aumento interessano anche concimi, sementi, prodotti fitosanitari e costi della manodopera.

Questo contesto economico si riflette direttamente sulle decisioni di investimento.

Più della metà degli allevatori (53,3%) dichiara di non prevedere alcun investimento specifico per il 2026. Tra le aziende che invece intendono intervenire, la scelta ricade soprattutto sulla meccanizzazione (32,7%), mentre risultano molto più contenuti gli investimenti destinati all’irrigazione (6,9%), all’introduzione di nuove varietà foraggere (5,9%) e, soprattutto, ai sistemi di essiccazione, indicati soltanto dall’1,3% degli intervistati.

Diversa appare invece la prospettiva sulle superfici foraggere. Il 69,8% delle aziende prevede di mantenerle invariate e il 28,4% intende addirittura ampliarle, mentre soltanto l’1,8% ipotizza una riduzione.

Leggi l’indagine completa sulla fienagione nel comprensorio del Parmigiano Reggiano 👇🏻