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Dalla posta fissa alla stabulazione libera con robot: uno studio utile anche per molte piccole stalle del comprensorio

Il passaggio dalla stabulazione fissa a quella libera con robot interessa da vicino molte aziende medio-piccole del Comprensorio che stanno valutando come riorganizzare la stalla nei prossimi anni.

Lo studio recentemente pubblicato su Livestock Science da Stefania Celozzi e colleghi dell’Università di Milano ha perciò un interesse pratico evidente perché descrive una situazione che ricorda da vicino proprio quella di queste stalle.

Il lavoro ha seguito per un anno una transizione reale in una azienda del nord Italia, passata da una trentina di vacche a posta fissa a una cinquantina a stabulazione libera e robot.  

Il primo dato emerso riguarda il benessere animale. Dopo il passaggio alla stabulazione libera sono diminuite le zoppie, le bovine hanno mostrato meno lesioni e più pulizia. La riduzione delle zoppie è stata molto marcata, così come quella delle lesioni e delle aree alopeciche. Sono migliorati anche alcuni aspetti del comportamento sociale: con la libertà di movimento sono comparsi il leccamento sociale e altre interazioni che nella posta fissa erano fortemente limitate.

Il passaggio alla stabulazione libera non ha risolto automaticamente il tema del riposo. Anche nella nuova stalla una quota rilevante di vacche non occupava la cuccetta in modo corretto o mostrava posture di riposo non ottimali. Il cambiamento di sistema ha migliorato molto la situazione, ma ha però lasciato aperto il nodo della qualità concreta dell’area di riposo: misure, assetto delle cuccette, gestione.

Sul piano produttivo il risultato è stato più chiaro. La produzione giornaliera (ovviamente la prova era con mungitura possibile continuativamente, senza il fermo giornaliero per le aziende da Parmigiano Reggiano) è passata da 26,9 a 31,9 kg per capo, con un aumento del 16%. È aumentata anche la frequenza di mungitura, salita da due mungiture al giorno a una media di 2,62 accessi. Nei mesi successivi all’avvio del robot la produzione è cresciuta in modo progressivo fino a stabilizzarsi.

Anche la sanità della mammella ha mostrato segnali favorevoli. Le nuove infezioni intramammarie si sono ridotte e il contenuto di cellule somatiche è diminuito.

Uno dei capitoli più utili del lavoro riguarda l’alimentazione. Con il nuovo sistema è aumentata l’ingestione di sostanza secca, passata da 22,4 a 23,4 kg al giorno, ed è cresciuta la quota di concentrati, anche per effetto del mangime distribuito durante la mungitura robotizzata.

È cambiato anche il comportamento ingestivo. Dopo la transizione le vacche hanno selezionato di più, rifiutando maggiormente la frazione lunga e privilegiando le particelle più fini. È un dato coerente con il passaggio da un sistema individuale a uno di gruppo, dove l’animale può spostarsi, tornare sulla mangiatoia e modulare diversamente l’assunzione del cibo.

Un aspetto interessante riguarda i consumi energetici. Il sistema precedente consumava circa 2,69 kWh per 100 kg di latte. Per il robot gli autori non hanno potuto misurare i consumi con la stessa precisione, ma le stime si sono collocate in un intervallo compreso tra 1,5 e 3,0 kWh per 100 kg di latte. Il risultato, in sostanza, non consente di parlare di un vantaggio energetico netto.

Lo studio ha mostrato anche una riduzione dell’impatto climatico per chilogrammo di latte, quantificato intorno al 27%. Il miglioramento non dipende dal robot in sé, ma dall’insieme dei cambiamenti introdotti, hanno spiegato gli autori. Ha contato soprattutto l’aumento della produzione, che ha diluito le emissioni su un volume maggiore di latte, e ha contato anche la nuova gestione dei reflui, con invio al digestore anaerobico.

Il passaggio alla stabulazione libera con robot può portare dunque vantaggi concreti su benessere, produzione e impatto ambientale. Ma non basta cambiare la tecnologia. Il risultato dipende da come si ridisegnano insieme cuccette, alimentazione, gestione della mandria e reflui.

In questo senso, più che il robot da solo, è il progetto complessivo della transizione a fare la differenza.

Per lo studio originale clicca qui.