Il Comitato per i medicinali veterinari dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha riconosciuto che la terapia antibiotica selettiva alla messa in asciutta applicata al singolo quarto può essere coerente con le conoscenze scientifiche più aggiornate, se usata nelle condizioni corrette.
Prima di entrare nel merito, conviene però chiarire di che documento si tratti.
Non è una sperimentazione di campo e non è nemmeno una linea guida clinica costruita da un gruppo universitario. È un parere scientifico-regolatorio adottato il 12 marzo 2026 dal Comitato per i medicinali veterinari dell’Agenzia europea per i medicinali, su richiesta presentata dalla Germania nel luglio 2025. Si chiedeva di verificare se la terapia antibiotica selettiva alla messa in asciutta applicata al singolo quarto mammario potesse essere considerata coerente con l’obiettivo di ridurre l’uso di antibiotici senza compromettere la salute animale, e capire come questa possibilità potesse essere riflessa nelle informazioni di prodotto dei farmaci intramammari per l’asciutta.
Il comitato ha costruito il proprio giudizio su una ricerca bibliografica strutturata, integrata da una valutazione tecnica della letteratura e dai contributi di alcuni portatori di interesse. Il documento, quindi, non porta dati sperimentali nuovi, ma pesa perché interviene sul piano regolatorio e sul perimetro d’uso dei medicinali.
Da dove parte il problema
La terapia in asciutta continua a rappresentare uno dei punti in cui si concentra una quota importante dell’uso di antibiotici nella bovina da latte. Per anni il riferimento è stato il trattamento sistematico di tutte le bovine e di tutti e quattro i quarti al momento dell’asciutta. Il passaggio successivo è stato la selezione nella mandria tra i capi da trattare e quelli da non trattare. Ma quando si decide di trattare, il prodotto viene comunque somministrato a tutti i quarti.
Il tema affrontato dal parere riguarda perciò il gradino ulteriore. Se al momento dell’asciutta risulta infetto un solo quarto, o due quarti, ha senso trattare anche gli altri due sani? Oppure è possibile limitare l’antibiotico ai soli quarti positivi e proteggere gli altri in altro modo?
Il documento nasce esattamente qui. Non per rimettere in discussione il principio della asciutta selettiva, ma per capire se la selezione possa spingersi fino al singolo quarto.
Su quali basi si fonda il parere
Il CVMP ha effettuato una ricerca limitata ai lavori in lingua inglese pubblicati dal 1990 al 31 ottobre 2025, selezionando studi clinici, prove randomizzate, revisioni sistematiche e metanalisi pertinenti al tema. Alla fine il materiale ritenuto utile è composto da undici lavori originali e una revisione. Non è una base sterminata, e questo va detto. Il comitato non si è mosso cioè su un terreno privo di dati, ma neppure su una letteratura così ampia da chiudere ogni margine di incertezza.
Questo aspetto si riflette bene nel tono del documento. Il parere non trasforma il trattamento per quarto in uno standard valido per tutti. La riconosce però come opzione tecnicamente plausibile e scientificamente giustificabile, ma dentro condizioni precise.
La prima conclusione del report è che il trattamento antibiotico routinario a tutte le bovine e a tutti i quarti al momento dell’asciutta non offre vantaggi, in termini di efficacia o sicurezza, rispetto a un approccio selettivo. Il documento, su questo punto, è molto chiaro. L’asciutta selettiva viene trattata come il riferimento da privilegiare.
La seconda conclusione è che il trattamento per quarto può ridurre ulteriormente l’uso di antibiotici. Negli studi richiamati, la riduzione rispetto al trattamento sistematico varia in modo ampio, ma raggiunge valori molto rilevanti. Il documento cita riduzioni comprese tra il 44% e l’81%, a seconda dello studio e del protocollo utilizzato. Ma è proprio qui che il parere mette il freno. La riduzione del trattamento non è, da sola, il risultato da inseguire. Conta anche il prezzo sanitario di quella riduzione.
Il nodo tecnico che il documento richiama più volte
I quarti della mammella non sono infatti unità epidemiologicamente isolate. La presenza di infezione in un quarto modifica anche il rischio degli altri quarti della stessa bovina. Questa interdipendenza è uno dei punti più importanti dell’intero report e spiega perché il trattamento per quarto non possa essere considerata un gesto automatico.
Gli studi più datati, citati dal comitato, mostrano proprio questo. Quando i quarti sani della stessa bovina infetta vengono lasciati senza protezione antibiotica e senza sigillante interno, il rischio di nuove infezioni aumenta.
Questo passaggio chiarisce bene il punto pratico della questione. Il trattamento per quarto non consiste semplicemente nel “trattare meno”. Consiste nel sostituire la protezione antibiotica dei quarti sani con un’altra forma di protezione e nel decidere se l’azienda abbia davvero le condizioni per reggere questo spostamento.
Fondamentale il sigillante interno
Se si guarda agli studi più favorevoli alla selezione per quarto, c’è un elemento che si ripete: i quarti non trattati con antibiotico ricevono comunque un sigillante interno del capezzolo. È questo il dispositivo che riduce il rischio di nuove infezioni nei quarti sani durante il periodo di asciutta.
Nei lavori citati dal report che mostrano buona tenuta della salute di mammella con il trattamento per quarto il sigillante è parte integrante del protocollo.
Questo è uno dei punti chiave per l’allevatore. Il sigillante non entra nel protocollo come accessorio. Entra come misura che permette al trattamento per quarto di stare in piedi.
La scelta dipende anche dalla qualità della diagnosi
Il documento insiste anche su un altro aspetto pratico: il risultato cambia a seconda del criterio usato per stabilire quali quarti trattare.
Negli studi basati su coltura batteriologica o su strumenti che identificano in modo più preciso i quarti realmente infetti, la selezione per quarto tende a ridurre l’uso di antibiotici senza pagare un prezzo sanitario evidente. Nei lavori in cui la scelta viene guidata da test più sensibili ma meno specifici, come il California Mastitis Test, il numero di quarti classificati come positivi può aumentare molto, con il risultato di ridurre o annullare il vantaggio sul piano dell’antibiotico. In uno dei lavori citati dal report, addirittura, la selezione per quarto migliora alcuni esiti sanitari ma porta a un maggior uso di antibiotici proprio perché la soglia adottata finisce per allargare il numero di quarti da trattare.
In quali mandrie può avere senso?
Il report non costruisce una classificazione rigida, ma richiama con continuità alcuni elementi che aiutano a capire quando il trattamento per quarto può essere praticabile.
Il documento cita esplicitamente la qualità della gestione di mandria, l’uso dei sigillanti interni, la prevalenza dei patogeni contagiosi, la conta cellulare del latte di massa, i risultati del controllo funzionale, lo storico delle nuove infezioni intramammarie e la capacità del veterinario di leggere l’azienda caso per caso.
In mandrie ben gestite, con bassa conta cellulare, minore pressione da patogeni contagiosi e buona disponibilità di dati, il trattamento per quarto può diventare una strada per spingere più avanti la riduzione dell’antibiotico.
Nelle aziende con pressione infettiva più alta o con un sistema gestionale meno stabile, il documento ritiene invece più prudente l’approccio selettivo a livello di bovina.
Che cosa raccomanda il parere
La raccomandazione finale può essere riassunta in tre punti.
Il primo: la terapia antibiotica sistematica a tutte le bovine e a tutti i quarti non va considerata il modello da conservare. L’approccio selettivo deve essere favorito.
Il secondo: il trattamento per quarto è compatibile con le conoscenze scientifiche attuali sulla riduzione dell’uso di antibiotici, a condizione che non venga usata fuori contesto e che il rischio di nuove infezioni venga gestito con strumenti adeguati.
Il terzo: la scelta tra selezione a livello di bovina e selezione a livello di quarto deve restare nelle mani del veterinario responsabile, che la costruisce caso per caso insieme all’allevatore, sulla base dei dati della mandria e delle condizioni reali dell’azienda.
Il passaggio regolatorio
Molti antibiotici intramammari autorizzati per l’asciutta riportano ancora nelle informazioni di prodotto formulazioni che implicano il trattamento di tutti e quattro i quarti. Questo, di fatto, limita la possibilità di applicare un trattamento per quarto anche quando il veterinario lo riterrebbe appropriato.
Il CVMP propone quindi una revisione delle informazioni di prodotto in tre direzioni: eliminare i riferimenti alla somministrazione routinaria a tutte le bovine o a tutti i quarti; inserire una avvertenza che affidi la strategia di asciutta al veterinario, sulla base di una valutazione del rischio di mandria; modificare il testo del dosaggio in modo che si parli di trattamento dei quarti da trattare, non necessariamente di tutti e quattro.
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