Il Consorzio del Parmigiano Reggiano è partner del nuovo progetto europeo GrassConnect, che per quattro anni e mezzo lavorerà sui sistemi zootecnici basati sui prati. L’obiettivo è misurare carbonio, acqua, biodiversità e altri servizi ecosistemici e trasformare queste informazioni in strumenti utilizzabili dagli allevatori, dalle filiere e dalle politiche pubbliche. Un tema particolarmente interessante per una Dop nella quale la produzione foraggera del territorio è da sempre parte integrante del suo sistema produttivo.
Un prato produce foraggio e questo è il suo valore più immediatamente visibile – e utilizzabile – per un allevatore. La stessa superficie però può accumulare carbonio nel suolo, contribuire alla regolazione e alla qualità dell’acqua, sostenere la biodiversità, proteggere il terreno e mantenere il paesaggio.
Misurare queste funzioni è più difficile: quanto carbonio viene accumulato? Come cambia la biodiversità in relazione alla gestione? Quali effetti si producono sul suolo e sull’acqua? E come queste informazioni possono diventare abbastanza solide da entrare nelle decisioni di un’azienda agricola, di una filiera o di chi costruisce una politica di sostegno? Sono le questioni al centro di GrassConnect.
Un progetto da 8 milioni di euro
GrassConnect, acronimo di Connecting actors to enhance multifunctionality in grass-based livestock sector through ecosystem service monitoring and informed decision-making, è iniziato il 1° settembre 2026 e proseguirà fino al 28 febbraio 2031. Dispone di un finanziamento europeo di poco meno di 8 milioni di euro ed è coordinato dall’INRAE, l’Istituto nazionale francese di ricerca per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente.
Al centro ci sono i sistemi zootecnici europei basati sui prati, molto diversi per clima, suolo e organizzazione produttiva. GrassConnect studierà come gestire queste superfici mantenendo la loro capacità di produrre foraggio e, nello stesso tempo, le altre funzioni che possono svolgere: accumulo di carbonio, tutela del suolo, regolazione dell’acqua, biodiversità e paesaggio.
Le condizioni cambiano da un territorio all’altro: nelle aree più produttive la pressione viene dall’intensificazione, in quelle marginali dall’abbandono, mentre il cambiamento climatico interessa entrambe. GrassConnect cercherà strategie di gestione adatte a questi diversi contesti.
La parola chiave è multifunzionalità: uno stesso prato produce foraggio e, nello stesso tempo, può fornire diversi servizi ecosistemici. Una scelta di gestione può migliorare una funzione senza effetti sulle altre, oppure favorirne una a scapito di un’altra. Per questo GrassConnect valuterà insieme produzione e servizi ambientali, cercando di individuare sinergie e compromessi.
Monitoraggio, rendicontazione e verifica
Uno dei passaggi centrali sarà la misura. GrassConnect prevede oltre 20 protocolli e metodologie per monitorare, rendicontare e verificare i servizi ecosistemici.
Saranno considerati carbonio e salute del suolo, acqua, biodiversità e benefici legati al paesaggio. Alle rilevazioni sul terreno si affiancheranno sistemi di osservazione della Terra, utilizzando anche le informazioni provenienti da infrastrutture satellitari europee come Copernicus.
Le misure effettuate sul terreno descrivono in dettaglio le condizioni locali, mentre i dati satellitari permettono di estendere l’osservazione a superfici più ampie e di seguirne l’evoluzione nel tempo. GrassConnect lavorerà sull’integrazione di queste due scale per ottenere sistemi di monitoraggio affidabili e utilizzabili.
GrassConnect svilupperà inoltre strumenti digitali di supporto alle decisioni, applicazioni di intelligenza artificiale e un multifunctionality calculator per integrare informazioni di natura diversa e renderle utilizzabili da allevatori, tecnici e decisori.
Un indicatore scientificamente corretto diventa utile all’azienda quando può essere collegato alle pratiche di gestione e tradotto in una scelta. Occorre quindi misurare quanto un prato accumuli carbonio o sostenga la biodiversità, in quali condizioni e come le diverse modalità di gestione influenzino insieme produzione e servizi ecosistemici.
Tredici laboratori in undici Paesi
Il lavoro sarà sviluppato attraverso 13 Multi-Actor Grassland Hubs, i MAGHubs, distribuiti in 11 Paesi e scelti per rappresentare condizioni pedoclimatiche e sistemi produttivi differenti.
Negli hub lavoreranno insieme allevatori, tecnici, ricercatori, industria, organizzazioni ambientali, amministrazioni pubbliche e cittadini. Le soluzioni saranno costruite e verificate insieme ai soggetti che dovranno utilizzarle.
Clima, suolo, tipo di allevamento e intensità produttiva determinano condizioni molto diverse da un territorio all’altro. I 13 hub serviranno anche a verificare quali soluzioni possano essere trasferite e quali debbano invece essere adattate alle condizioni locali.
Dopo aver individuato le esigenze dei diversi territori, GrassConnect svilupperà le strategie di gestione e gli strumenti per monitorarne gli effetti e supportare le decisioni. Le soluzioni saranno poi sperimentate nei 13 hub e portate nelle aziende attraverso oltre 40 eventi dimostrativi, almeno 13 attività formative, visite e scambi tra allevatori e tecnici.
I risultati serviranno alla costruzione degli strumenti operativi previsti dal progetto.
Dalla misura al valore
GrassConnect valuterà anche le condizioni necessarie perché i servizi ecosistemici possano essere riconosciuti e incentivati. Il progetto analizzerà gli aspetti tecnici, economici, sociali e normativi che possono favorire o ostacolare l’adozione delle diverse soluzioni, sia a livello di filiera sia attraverso le politiche pubbliche.
Qualsiasi forma di incentivo richiede però una base misurabile: bisogna stabilire quale servizio viene riconosciuto, come viene quantificato e con quale sistema viene verificato. Il lavoro sul monitoraggio diventa così il presupposto per valutare possibili forme di remunerazione dei servizi ecosistemici.
L’importanza di esserci per il Parmigiano Reggiano
Per il Parmigiano Reggiano il tema tocca direttamente il cuore del suo sistema produttivo. Il legame tra allevamento e produzione foraggera locale è parte integrante del Disciplinare, che stabilisce che almeno il 50% della sostanza secca dei foraggi utilizzati debba essere prodotto sui terreni aziendali situati nel comprensorio e almeno il 75% all’interno del territorio di produzione del Parmigiano Reggiano.
Il foraggio lega quindi una parte rilevante dell’alimentazione delle bovine alla disponibilità e alla gestione delle superfici agricole del comprensorio. GrassConnect allarga l’osservazione a queste superfici considerando, oltre alla produzione foraggera, i servizi ecosistemici associati alla loro gestione.
Il prato stabile è un caso particolarmente interessante. Alla produzione di foraggio si affiancano altre funzioni legate all’accumulo di carbonio, alla salute del suolo, all’acqua, alla biodiversità e al paesaggio. Il progetto cercherà di misurarle e di capire come cambiano al variare delle modalità di gestione, verificando anche le possibili relazioni con la funzione produttiva.
Per il Parmigiano Reggiano queste informazioni possono avere un valore che va oltre la gestione agricola. Il legame con il territorio è infatti uno degli elementi distintivi della Dop ed è anche una componente forte della sua immagine presso il consumatore. Disporre di dati misurati sui servizi ecosistemici delle superfici foraggere permetterà alla filiera di documentare meglio questo rapporto e di utilizzarlo anche nella comunicazione e nella valorizzazione del prodotto.

