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La sostenibilità entra nel credito

Sostenibilità e credito stanno ridefinendo il modo in cui viene valutato un allevamento. Non contano più solo produzione, patrimonio e capacità di rimborso: entra in gioco la struttura dell’impresa, la sua capacità di controllo, l’esposizione agli shock e la chiarezza organizzativa.

La sostenibilità è sempre meno confinata al solo tema ambientale ed è diventata una misura più ampia della tenuta aziendale: capacità di mantenere equilibrio economico, continuità organizzativa, controllo dei costi, gestione del rischio e prospettiva nel tempo.

Qui rientrano i criteri ESG. La E riguarda ambiente, energia, risorse, emissioni e rischio climatico. La S riguarda lavoro, sicurezza e gestione delle persone. La G riguarda governance, quindi ruoli, procedure, capacità decisionale, controllo e continuità aziendale.
Definiscono, agli occhi di una banca, il modo in cui l’impresa funziona e il suo profilo di rischio.

Certo, nelle aziende che producono latte per Parmigiano Reggiano il tema assume una forma particolare. Qui le quote produttive hanno un valore molto elevato e rappresentano già una garanzia bancaria forte.

Ma proprio per questo emerge meglio la distinzione tra patrimonio e qualità dell’impresa.
Le quote proteggono il credito, ma non esauriscono il giudizio sull’impresa.

Non dicono da sole se l’azienda saprà mantenere equilibrio economico, affrontare il ricambio generazionale, contenere i costi, governare l’energia, essere ambientalmente adeguata, ordinare i dati e garantire continuità nella conduzione.

È qui che la sostenibilità (in senso ampio) acquista un significato anche finanziario. Non sostituisce la garanzia patrimoniale, ma indica se quel patrimonio è inserito in un’impresa capace di conservarlo, governarlo e trasmetterlo nel tempo.

Molte scelte che in stalla sembrano solo tecniche entrano così anche nella valutazione esterna dell’impresa: la gestione dell’energia incide sulla stabilità dei costi, l’organizzazione del lavoro sulla continuità operativa, la qualità delle registrazioni sulla possibilità di dimostrare risultati e controlli, la governance sulla capacità di prendere decisioni e garantire continuità nel tempo.

Sono questi elementi che permettono di distinguere un’azienda patrimonialmente forte da un’azienda anche finanziariamente strutturata, cioè in grado non solo di offrire garanzie, ma di rendere prevedibili i propri risultati, controllare le variabili critiche e presentare un profilo di rischio più chiaro e gestibile nel tempo.

Nel concreto, questo significa che il credito tende a spostarsi dal valore delle garanzie alla qualità della gestione.
Dove esistono dati affidabili, continuità imprenditoriale, controllo dei costi e minore esposizione ai fattori critici, il rischio assume cioè un profilo diverso.
Ed è su questo piano che la sostenibilità, intesa come capacità dell’impresa di restare ordinata, governabile e solida nel tempo, entra stabilmente nella valutazione dell’impresa.

* Fonte: “Quando la sostenibilità entra nel credito”, relazione di Giovanna Zacchi, responsabile del Servizio ESG Strategy di BPER Banca, presentata all’Excellence Club 3.0 2026 di Boehringer Ingelheim.