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L’area parto nelle stalle da PR: osservazioni su strutture e gestione

di Mattia Marmiroli – DVM – Servizio Produzione PrimariaConsorzio Formaggio Parmigiano Reggiano

La sala parto rappresenta uno dei punti più sensibili dell’allevamento. Le dimensioni del box, la qualità della lettiera e l’organizzazione degli spazi rappresentano aspetti fondamentali. Limitarsi a questi elementi, tuttavia, rischia di fornire una lettura incompleta.

Le considerazioni riportate in questo articolo derivano dalle attività di valutazione svolte dal Servizio Produzione Primaria del Consorzio del Parmigiano Reggiano nell’ambito dei controlli e delle rilevazioni sul benessere animale. Il campione comprende oltre 1.100 osservazioni effettuate in allevamenti del comprensorio e rappresenta una fotografia particolarmente omogenea della realtà produttiva della Dop.

Proprio queste osservazioni mostrano come la sala parto sia molto più di un ambiente destinato al parto. È il punto di arrivo della gestione della transizione e il luogo nel quale diventano visibili gli effetti delle scelte compiute nelle settimane precedenti. Alimentazione, comfort, organizzazione dei gruppi, spostamenti e capacità di osservazione degli animali lasciano qui tracce facilmente riconoscibili.

Dove finiscono le strutture e inizia la gestione

Osservare la sala parto significa osservare, in modo concentrato, il risultato di numerose scelte gestionali fatte in precedenza. Non soltanto quelle che riguardano il momento del parto, ma l’intero sistema di allevamento che accompagna la bovina nelle settimane che lo precedono.

Non è un caso che tra le raccomandazioni internazionali per la gestione della transizione compaiano aspetti apparentemente semplici come la disponibilità di almeno 76 cm di mangiatoia per vacca, un posto alimentare per capo, almeno una cuccetta per animale, 10 mq di lettiera disponibile e la riduzione degli spostamenti nei giorni più vicini al parto. Dietro questi parametri si trova l’obiettivo di preservare ingestione, riposo e stabilità sociale in una fase biologicamente delicata.

Negli ultimi anni il miglioramento delle strutture ha contribuito in modo significativo alla crescita del benessere animale e delle performance produttive. Raggiunto però un determinato livello strutturale, il margine di miglioramento legato agli investimenti edilizi tende progressivamente a ridursi. Due aziende possono disporre di edifici molto simili e ottenere risultati profondamente diversi.

La differenza la fa la gestione: qualità delle routine, capacità di osservare gli animali, tempestività degli interventi, organizzazione degli spostamenti e continuità con cui vengono svolte attività decisive per il benessere delle bovine.

Le rilevazioni effettuate dal Servizio Produzione Primaria del Consorzio del Parmigiano Reggiano mostrano chiaramente questo passaggio. Nei box parto a lettiera permanente la superficie media raggiunge 14,7 mq/capo, ma circa la metà delle situazioni osservate non raggiunge ancora i 10 mq considerati come riferimento minimo. Anche escludendo le aziende prive di box parto dedicato, rimane una quota significativa di strutture che si colloca al di sotto delle dimensioni ritenute ottimali.

Il tema dello spazio, quindi, non può essere considerato completamente risolto nel comprensorio. I dati mostrano però anche un altro aspetto. Aziende dotate di strutture molto simili possono ottenere valutazioni profondamente diverse per quanto riguarda igiene, organizzazione dell’area parto e qualità della gestione quotidiana.

La sala parto rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa realtà. Le strutture definiscono le condizioni di partenza. Il risultato finale dipende invece da come quelle strutture vengono utilizzate. Lo stesso box parto può diventare uno strumento efficace per accompagnare bovina e vitello nelle fasi più delicate della transizione oppure rimanere una semplice area della stalla, incapace di esprimere tutto il proprio potenziale.

L’igiene come indicatore gestionale

La valutazione dell’igiene, oltre alla assenza di sporco visibile, comprende lo stato della lettiera, le condizioni generali del box e la capacità dell’azienda di mantenere l’area parto costantemente idonea ad accogliere la bovina nelle fasi più delicate della transizione.

Per il vitello la qualità dell’ambiente parto assume un’importanza particolare. Nelle prime ore di vita le difese immunitarie sono infatti estremamente limitate e le condizioni della lettiera contribuiscono direttamente a ridurre il rischio di patologie neonatali.

Nelle aziende meglio organizzate la pulizia raramente è il risultato di interventi straordinari. È piuttosto la conseguenza di procedure ordinarie svolte con regolarità. Al contrario, quando le condizioni igieniche peggiorano, spesso il problema non riguarda soltanto la lettiera. Più frequentemente ci sono difficoltà organizzative che coinvolgono l’intero sistema aziendale.

Osservare l’igiene di una sala parto significa quindi osservare il funzionamento quotidiano dell’allevamento.

In circa due terzi delle rilevazioni il box parto ha ottenuto la valutazione massima per l’igiene. Rimane tuttavia una quota consistente di situazioni intermedie che evidenzia quanto la continuità della gestione e delle routine operative continui a rappresentare un fattore determinante.

Ogni spostamento ha un costo biologico

Nella gestione delle bovine in transizione gli spostamenti rappresentano un’esigenza organizzativa. Allo stesso tempo costituiscono un evento biologico significativo.

Ogni volta che una bovina viene trasferita in un nuovo gruppo deve adattarsi a un ambiente diverso, a nuove compagne e a una diversa gerarchia sociale. Questo processo richiede tempo e comporta inevitabilmente una fase di instabilità durante la quale l’animale modifica il proprio comportamento.

Per questo motivo la gestione moderna della transizione tende a considerare gli spostamenti come una risorsa da utilizzare con attenzione. Ogni spostamento dovrebbe quindi rispondere a una precisa esigenza gestionale e giustificare il costo biologico associato al cambiamento.

Anche la tempistica assume un ruolo determinante. Le linee guida internazionali più utilizzate nella gestione della transizione suggeriscono che il trasferimento in un box parto individuale avvenga nelle 24-48 ore precedenti il parto, mentre i gruppi preparto dovrebbero essere organizzati con almeno 7-10 giorni di permanenza prima del parto stesso. L’obiettivo è ridurre al minimo gli effetti del rimescolamento sociale in una fase già caratterizzata da profondi cambiamenti metabolici e ormonali.

L’importanza di essere lasciate tranquille

Tra gli aspetti meno appariscenti e più sottovalutati della sala parto vi è la tranquillità dell’ambiente. Il continuo passaggio di persone, mezzi e animali può rappresentare una fonte di disturbo significativa. Un ambiente eccessivamente movimentato aumenta lo stress e interferisce con comportamenti che dovrebbero svolgersi in condizioni di relativa calma.

La collocazione del box parto all’interno della stalla assume quindi un valore gestionale preciso. Un’area appartata, facilmente controllabile ma non soggetta a continui disturbi, contribuisce a creare condizioni più favorevoli sia per la bovina sia per il vitello.

Conclusioni

Le oltre mille rilevazioni effettuate negli allevamenti del comprensorio Parmigiano Reggiano danno un quadro complessivamente positivo. Le situazioni virtuose sono numerose, ma non uniformemente distribuite all’interno del comprensorio. Restano margini di miglioramento significativi. Una quota non trascurabile di aziende presenta ancora criticità legate alle dimensioni del box parto, alla qualità dell’igiene o all’assenza di un’area dedicata. In altri casi le strutture sono presenti ma vengono utilizzate con modalità che possono essere ulteriormente perfezionate rispetto alle esigenze della bovina in transizione.