In questa mini-serie ripercorriamo i contributi dei diversi ricercatori nel convegno del 12 dicembre scorso, dedicato all’asciutta da angolature complementari.
Il secondo intervento (clicca qui per il primo articolo) ha visto protagonista il prof. Erminio Trevisi, coordinatore italiano del progetto, che ha illustrato l’evoluzione degli strumenti di valutazione dello stato di salute della bovina nel cosiddetto periodo di transizione prolungato.
Nel suo contributo introduttivo, Trevisi ha chiarito come molte criticità sanitarie e produttive che emergono nel post-parto abbiano origine settimane prima del parto, quando si attivano processi infiammatori subclinici e adattamenti metabolici complessi.
Da qui la necessità di superare il profilo metabolico tradizionale, concepito principalmente come strumento di verifica alimentare su base di popolazione, per approdare a un approccio immuno-metabolico più sensibile e orientato all’individuo.
Il gruppo di ricerca ha integrato analisi metaboliche, immunitarie, con particolare attenzione alla metabolomica, per descrivere in modo più fine le traiettorie di adattamento che caratterizzano le bovine resilienti rispetto a quelle vulnerabili.
In questo contesto, la risposta di fase acuta e le modificazioni delle proteine negative di fase acuta assumono un ruolo centrale nella lettura dello stato funzionale dell’animale.
Uno dei risultati più rilevanti riguarda lo sviluppo e la validazione del Liver Functionality Index (LFI), costruito a partire da parametri ematici legati alla funzionalità epatica.
L’indice consente di classificare la severità dei processi infiammatori nel periparto e di distinguere precocemente soggetti subclinici, spesso indistinguibili a livello clinico.
Vacche con LFI più elevato mostrano maggiore ruminazione prima e dopo il parto, una temperatura corporea più stabile e una riduzione significativa del ricorso a trattamenti antibiotici nel post-parto.
Dal punto di vista gestionale, Trevisi ha sottolineato come l’LFI possa essere utilizzato non solo per il monitoraggio individuale, ma anche come strumento di benchmarking di mandria, utile per valutare nel tempo l’efficacia di strategie nutrizionali, gestionali e di miglioramento del comfort.
Sono inoltre in corso sviluppi verso metodiche più rapide, tra cui un LFI “istantaneo” di gruppo e la possibile predizione di alcuni biomarcatori attraverso la spettroscopia MIR del latte, con l’obiettivo di ottenere segnali di allerta direttamente dai controlli funzionali.
In conclusione: il periparto è un equilibrio dinamico tra metabolismo, infiammazione e resilienza. Investire su indicatori oggettivi di funzionalità epatica consente di migliorare salute, fertilità, longevità e sostenibilità produttiva, spostando l’attenzione dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione delle condizioni subcliniche.

