Nella prima parte di questo approfondimento, nato dalla relazione della dott.ssa Vittoria Cattani di San Giorgio Vet allo ZOO JOB Meeting Day del 26 maggio, abbiamo visto perché un buon valore Brix non esaurisce la valutazione del colostro e come la contaminazione possa aumentare nei passaggi successivi alla mungitura.
Vediamo ora come preservare quella qualità fino al vitello e come verificare che il trasferimento passivo abbia raggiunto il risultato atteso.
La contaminazione interessa anche il trasferimento passivo
Un’elevata carica batterica non rappresenta soltanto un rischio legato all’ingestione di microrganismi indesiderati. È stata associata anche a una minore efficienza del trasferimento passivo delle immunoglobuline.
Le interazioni biologiche coinvolte sono complesse e non possono essere ricondotte a un unico meccanismo. Per questo è opportuno evitare una spiegazione troppo lineare secondo la quale i batteri semplicemente legherebbero le IgG impedendone l’assorbimento.
Sul piano gestionale rimane però un dato importante: avere molte IgG nel colostro non garantisce automaticamente che una quantità adeguata raggiunga la circolazione del vitello.
La massa di IgG ingerita, il momento della somministrazione, la capacità individuale di assorbimento intestinale e la qualità microbiologica del colostro concorrono al risultato finale.
Il controllo eseguito nel vitello ha per questo un significato diverso da quello effettuato sul colostro: il primo verifica il risultato biologico raggiunto, il secondo misura una delle condizioni necessarie per ottenerlo.
La prima corsa è contro il tempo
Anche la tempestività della prima mungitura contribuisce alla qualità.
Uno studio condotto su 250 vitelli provenienti da 11 aziende austriache ha rilevato un’associazione significativa tra raccolta del colostro entro due ore dal parto e maggiore probabilità di ottenere un colostro di buona qualità, definito nello studio da un valore superiore al 22% Brix.
Le immunoglobuline non vengono semplicemente “consumate” con il trascorrere delle ore. Dopo il parto aumenta progressivamente la secrezione mammaria e il colostro evolve verso il latte di transizione, con una conseguente diluizione della concentrazione delle IgG.
Mungere precocemente significa quindi intercettare il prodotto quando la concentrazione anticorpale tende a essere maggiore. Anche lo studio scozzese del 2025 ha rilevato un’associazione negativa tra il tempo trascorso dal parto alla raccolta e il valore Brix.
La rapidità conta anche dopo la mungitura. Una volta raccolto, il colostro costituisce un substrato nel quale i batteri eventualmente presenti possono moltiplicarsi. Se non viene somministrato immediatamente, il raffreddamento rapido entra quindi nella procedura.
Freddo subito, oppure congelamento
La refrigerazione intorno a 4 °C rallenta la crescita batterica. Quando è necessaria una conservazione più lunga si può ricorrere al congelamento, generalmente intorno a –20 °C.
Ma la catena del freddo non termina mettendo il contenitore in frigorifero o nel congelatore.
Contano la velocità con cui il colostro viene raffreddato, l’igiene del recipiente, le modalità di scongelamento e la temperatura utilizzata per riportarlo alle condizioni adatte alla somministrazione. Lasciarlo a temperatura ambiente per periodi prolungati offre ai batteri eventualmente presenti condizioni favorevoli alla moltiplicazione.
Anche il riscaldamento richiede attenzione. Temperature eccessive possono alterare le immunoglobuline e modificare le caratteristiche fisiche del colostro.
La gestione termica deve quindi limitare la crescita microbica preservando al tempo stesso l’attività biologica delle IgG.
Il trattamento termico ha regole proprie
Una possibilità ulteriore è rappresentata dal trattamento termico del colostro.
Il protocollo richiamato nella presentazione prevede 60 °C per 60 minuti. È una procedura specificamente studiata per il colostro e non va assimilata automaticamente ai trattamenti utilizzati per il latte. La maggiore concentrazione di proteine e solidi e la diversa viscosità impongono infatti un controllo accurato della temperatura.
Gli studi di Elizondo-Salazar e collaboratori hanno mostrato che, se applicato con un controllo accurato di tempo e temperatura, il trattamento a 60 °C per 60 minuti può ridurre la carica batterica preservando gran parte della concentrazione e della funzionalità delle IgG.
Superare le condizioni previste dal protocollo aumenta invece il rischio di denaturazione proteica e di modificazioni della viscosità.
Il trattamento termico non compensa inoltre una procedura igienica insufficiente. Ridurre la contaminazione presente non impedisce una successiva ricontaminazione attraverso un contenitore, una tettarella o un’attrezzatura sporca, né corregge una conservazione successiva inadeguata. L’igiene dell’intera procedura rimane quindi il prerequisito del trattamento, non una sua alternativa.
Dalla qualità del colostro alla qualità della procedura
La qualità disponibile al vitello non dipende soltanto dal colostro prodotto dalla vacca. Dipende anche dalla procedura attraverso la quale quel colostro viene raccolto, conservato e somministrato.
Registrare l’ora del parto, raccogliere rapidamente la prima mungitura, utilizzare contenitori puliti, misurare il Brix, identificare il colostro, raffreddarlo immediatamente quando non viene somministrato e controllare biberon, sonde, tettarelle e attrezzature significa proteggere lungo il percorso la qualità disponibile alla partenza.
L’ultimo tratto merita particolare attenzione. Nello studio scozzese la maggiore conta batterica non è stata misurata alla mammella e neppure nel contenitore di stoccaggio, ma nell’attrezzatura utilizzata per alimentare il vitello.
Il refrattometro rimane fondamentale. La tempestività della somministrazione rimane fondamentale. La quantità di IgG ingerita rimane fondamentale. Ma nessuno di questi elementi, preso isolatamente, descrive l’intera procedura.
La raccolta e la somministrazione terminano quando il vitello ha assunto il colostro; la verifica del risultato richiede poi di controllare che il trasferimento passivo sia avvenuto adeguatamente.
Tra la mammella e il vitello bastano pochi passaggi. Sono sufficienti, però, per conservare oppure compromettere una parte della qualità disponibile alla prima mungitura.
👉🏻 Dal parto al vitello: i punti da controllare
La gestione del colostro può essere letta come una sequenza di punti critici. Dalla relazione emergono alcune priorità operative.
- Raccogliere rapidamente. Registrare l’ora del parto e ridurre l’intervallo prima della prima mungitura.
- Misurare il Brix. Serve a valutare indirettamente la componente immunologica, non la qualità microbiologica.
- Ridurre i passaggi. Ogni passaggio aggiuntivo – secchi, tubi o contenitori – può diventare un punto di contaminazione.
- Raffreddare subito. Se il colostro non viene somministrato immediatamente, portarlo rapidamente alla temperatura di conservazione.
- Controllare l’ultimo tratto. Biberon, tettarelle, sonde e attrezzature di alimentazione devono essere adeguatamente puliti e sanificati.
- Gestire correttamente lo scongelamento. Evitare temperature eccessive e permanenze prolungate a temperatura ambiente.
- Verificare il risultato nel vitello. Il controllo del trasferimento passivo permette di valutare l’esito dell’intera procedura.
Riferimenti principali
Haggerty A., Silva E., Anderson T., Bell D., Mason C., Denholm K.S. (2025). Identifying critical control points for colostrum contamination in first milking colostrum from Scottish dairy herds. Preventive Veterinary Medicine, 239:106514.
Hawkins J., Carpenter S., Joshi H., Hsu C.Y., Lemley C., Fan P. (2026). Potential roles of colostrum microbiota in shaping calf gut microbiota and colostrum metabolites. JDS Communications, 7(2):302-308.
Lichtmannsperger K., Hartsleben C., Spöcker M., Hechenberger N., Tichy A., Wittek T. (2023). Factors Associated with Colostrum Quality, the Failure of Transfer of Passive Immunity, and the Impact on Calf Health in the First Three Weeks of Life. Animals, 13:1740.
Elizondo-Salazar J.A., Jayarao B.M., Heinrichs A.J. (2010). Effect of heat treatment of bovine colostrum on bacterial counts, viscosity, and immunoglobulin G concentration. Journal of Dairy Science, 93:961-967.

