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Un buon colostro può peggiorare dopo la mungitura

Un colostro con un buon valore Brix può essere un ottimo punto di partenza, ma non garantisce, da solo, che al vitello arrivi un colostro altrettanto valido. Tra la mammella e la somministrazione esiste infatti una successione di passaggi – mungitura, raccolta, eventuale stoccaggio, raffreddamento, scongelamento, trasferimento nei contenitori e alimentazione – durante i quali la qualità microbiologica può cambiare anche profondamente.

È uno degli aspetti più interessanti emersi dalla relazione della dott.ssa Vittoria Cattani, di San Giorgio Vet, presentata il 26 maggio allo ZOO JOB Meeting Day, ospitato dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano.

Una lettura del colostro che parte dal suo ruolo più conosciuto, quello nel trasferimento dell’immunità passiva, ma allarga l’attenzione alla sua complessità biologica e soprattutto a ciò che avviene dopo la prima mungitura.

Misurare il Brix significa acquisire un’informazione utile sulla qualità immunologica del colostro. Non significa conoscerne la qualità microbiologica. Un colostro inizialmente valido può essere progressivamente contaminato durante il percorso che lo porta al vitello.

Molto più che immunoglobuline

Il ruolo delle immunoglobuline rimane il punto di partenza. Il vitello nasce sostanzialmente privo di anticorpi circolanti e dipende dal trasferimento passivo attraverso il colostro. Le IgG rappresentano circa l’85-90% delle immunoglobuline colostrali e assicurano la componente principale della protezione sistemica. Le IgA contribuiscono soprattutto alla protezione delle mucose, mentre le IgM partecipano alle risposte immunitarie precoci e all’attivazione del complemento. La capacità dell’intestino neonatale di assorbire le immunoglobuline diminuisce rapidamente dopo la nascita, rendendo determinante la tempestività della somministrazione.

Tuttavia il colostro contiene molto altro. La sua composizione comprende cellule immunitarie vive – macrofagi, linfociti e neutrofili – insieme a lattoferrina, lisozima, lattoperossidasi e citochine. Sono inoltre presenti fattori di crescita come IGF-1, IGF-2, EGF e TGF-β, coinvolti nei processi di maturazione dell’intestino e della mucosa.

A questa componente immunologica e bioattiva si affianca quella nutrizionale. Rispetto al latte maturo, il colostro presenta una maggiore concentrazione di proteine e grassi e una minore concentrazione di lattosio. Vitamine liposolubili, minerali e altri componenti contribuiscono a sostenere un organismo che, nelle prime ore di vita, deve affrontare termoregolazione, adattamento metabolico e sviluppo dei tessuti.

La ricerca recente sta dedicando crescente attenzione proprio alle componenti colostrali diverse dalle IgG – citochine, oligosaccaridi, acidi grassi, enzimi e nutrienti – e ai loro possibili effetti sulla fisiologia neonatale. La qualità del colostro assume quindi un significato più ampio della sola concentrazione anticorpale.

Il colostro contiene anche comunità microbiche

Le tecniche molecolari hanno evidenziato la presenza nel colostro di comunità batteriche, aprendo un campo di ricerca sul loro possibile contributo alla formazione del microbiota intestinale del neonato.

Nella presentazione sono stati richiamati, tra gli altri, Firmicutes, Actinobacteria, Proteobacteria e Bacteroidetes e generi quali Lactococcus, Leuconostoc, Lactobacillus e Corynebacterium.

Uno studio di Hawkins e colleghi, pubblicato nel 2026 su JDS Communications, ha indagato la possibile trasmissione dei batteri presenti nel colostro al microbiota intestinale dei vitelli durante il primo mese di vita. Nel periodo osservato, circa il 20% dei taxa batterici rilevati nel colostro è stato rilevato anche nel microbiota intestinale dei vitelli. Il dato suggerisce una possibile continuità o trasmissione, senza dimostrare da solo una colonizzazione stabile né uno specifico effetto funzionale sul vitello.

Comunità microbiche associate al colostro e contaminazione batterica acquisita non sono sinonimi.

La presenza di microrganismi nel colostro non rende irrilevante la contaminazione proveniente da ambiente, mani, secchi, tubi, contenitori o attrezzature. Tanto meno permette di considerare innocua una carica batterica elevata. Occorre distinguere i microrganismi associati al colostro dai contaminanti ambientali e fecali, dai patogeni e dalla crescita batterica che può verificarsi dopo la mungitura.

Uno studio pubblicato nel 2025 da Alexandra Haggerty e colleghi su Preventive Veterinary Medicine ha seguito la contaminazione del colostro di prima mungitura in 11 allevamenti da latte scozzesi, campionandolo in diversi punti della filiera di raccolta, conservazione e somministrazione.

I risultati mostrano una progressione molto netta: la conta batterica totale mediana del colostro prelevato direttamente dal capezzolo era di circa 4.000 UFC/ml. Nei secchi utilizzati per raccolta e stoccaggio saliva a 101.000 UFC/ml. Nelle attrezzature impiegate per alimentare i vitelli raggiungeva 410.000 UFC/ml.

Anche i coliformi seguivano un andamento analogo: 1.850 UFC/ml al capezzolo, 12.000 nei contenitori di stoccaggio e 40.000 nelle attrezzature di alimentazione.

Lo studio riguardava aziende e procedure precise e presentava, come ogni indagine di campo, una considerevole variabilità. Evidenzia però con chiarezza che una parte importante della contaminazione può verificarsi dopo che il colostro ha lasciato la mammella.

Il numero di secchi attraversati prima dello stoccaggio, le caratteristiche dei contenitori, alcune modalità di conservazione e le procedure di pulizia dei capezzoli risultavano associati alla contaminazione. Ridurre i passaggi, migliorare l’igiene e abbreviare il tempo che separa la raccolta dalla somministrazione o dalla corretta conservazione diventano quindi elementi misurabili della gestione. Il colostro va considerato, in pratica, lungo tutto il percorso che compie in azienda.

Brix e batteri misurano due qualità diverse

Il refrattometro Brix è uno strumento semplice ed efficace per la valutazione aziendale del colostro. Il valore ottenuto è correlato alla concentrazione di solidi e viene utilizzato come stima indiretta della concentrazione di IgG. La relazione però non è perfetta e può essere influenzata da diversi fattori. Soprattutto, il Brix non misura la contaminazione batterica.

Un campione può quindi presentare una buona qualità immunologica e una cattiva qualità microbiologica. Oppure avere una bassa contaminazione e una concentrazione di immunoglobuline insufficiente.

La presentazione ha richiamato come obiettivi gestionali una conta batterica totale inferiore a 100.000 UFC/ml e una conta dei coliformi inferiore a 10.000 UFC/ml. Lo studio di Haggerty e colleghi adotta, sulla base della letteratura precedente, gli stessi valori come soglie di riferimento per identificare una contaminazione eccessiva.

Nel prossimo articolo: tempi di raccolta, raffreddamento, conservazione, trattamento termico e verifica del trasferimento passivo.