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Dove sta andando la TMR? Anche per le stalle da Parmigiano Reggiano

Una recentissima review pubblicata sul Journal of Dairy Science dedicata al rapporto tra TMR e strategie di alimentazione di precisione propone una rilettura interessante del ruolo della razione unifeed nella moderna stalla da latte, sottolineando aspetti particolarmente rilevanti anche per le stalle da Parmigiano Reggiano.

Per decenni la Total Mixed Ration ha rappresentato il modello dominante dell’alimentazione nelle stalle grazie alla possibilità di distribuire una razione teoricamente completa, omogenea e relativamente stabile. La logica dell’unifeed è sempre stata quella di alimentare gruppi di animali considerati sufficientemente uniformi dal punto di vista produttivo e fisiologico, semplificando la gestione della mandria e garantendo continuità nutrizionale.

Questo approccio presenta però un limite biologico sempre più evidente nelle mandrie moderne. Le bovine non hanno fabbisogni realmente omogenei. Differiscono per livello produttivo, stadio di lattazione, capacità ingestiva, efficienza di utilizzazione dei nutrienti, condizioni fisiologiche e comportamento alimentare. Una razione formulata per il gruppo tende quindi inevitabilmente a generare eccessi nutritivi per alcuni animali e apporti insufficienti per altri.

Nelle stalle contemporanee questo problema tende ad accentuarsi ulteriormente. L’aumento della produzione individuale, la maggiore persistenza della lattazione e la crescente eterogeneità metabolica della mandria rendono infatti più difficile costruire una singola TMR capace di soddisfare contemporaneamente tutti gli animali senza introdurre inefficienze.

In pratica aumenta progressivamente la distanza tra la “bovina media” per cui viene formulata la razione e le esigenze reali dei singoli soggetti presenti nel gruppo.

È in questo contesto che gli autori collocano l’evoluzione verso sistemi alimentari “ibridi”, nei quali la TMR continua a rappresentare la piattaforma nutrizionale di base, ma viene integrata da interventi individuali costruiti sui dati raccolti automaticamente in stalla.

La crescente disponibilità di informazioni individuali, la diffusione dei robot di mungitura e i sistemi automatici di distribuzione dei concentrati stanno infatti modificando il modo stesso di interpretare la nutrizione della bovina da latte.

La razione di gruppo continua a svolgere una funzione fondamentale: garantire continuità alimentare, stabilità fermentativa del rumine, omogeneità gestionale e organizzazione operativa della mandria. Sopra questa struttura si innestano però progressivamente aggiustamenti individuali di concentrati o altri nutrienti, modulati in funzione della produzione, dello stadio fisiologico o di altri parametri registrati automaticamente.

Questo approccio consente di recuperare almeno in parte la perdita di precisione inevitabilmente associata all’alimentazione di gruppo.

La possibilità di distribuire integrazioni energetiche mirate permette infatti di adattare meglio gli apporti nutritivi senza aumentare indiscriminatamente la densità energetica della TMR per tutta la mandria. In pratica una parte della “spinta” alimentare viene trasferita dalla razione collettiva alla gestione individuale del singolo animale.

Dal punto di vista nutrizionale questo significa avvicinare maggiormente l’apporto reale ai fabbisogni della bovina. Dal punto di vista gestionale significa invece ridurre almeno una parte degli eccessi nutritivi che inevitabilmente si generano quando la TMR viene formulata per coprire i fabbisogni più elevati del gruppo.

Il tema assume un interesse particolare anche nelle stalle da Parmigiano Reggiano. In questi sistemi la necessità di mantenere elevate quote di foraggio nella razione, il divieto di utilizzo degli insilati e la forte attenzione alla stabilità ruminale rendono infatti più complesso aumentare indiscriminatamente la densità energetica della TMR per tutta la mandria.

Nelle bovine più produttive questo può creare un equilibrio particolarmente delicato tra ingestione, disponibilità energetica, funzionalità ruminale ed efficienza alimentare. La possibilità di intervenire con apporti individuali di nutrienti può quindi rappresentare uno strumento utile per adattare meglio l’alimentazione alle esigenze delle bovine più performanti senza alterare l’equilibrio complessivo della razione di base.

Aumentare il livello di precisione significa inevitabilmente aumentare anche la complessità gestionale della stalla.

Integrare TMR di base, distribuzione individuale dei concentrati, dati produttivi e sistemi automatici richiede infatti un livello di controllo molto superiore rispetto a quello necessario in un sistema alimentare esclusivamente di gruppo.

Il rischio è soprattutto organizzativo. Sistemi di nutrizione di precisione, distribuzione automatizzata dei concentrati e gestione individuale dei nutrienti richiedono infatti una TMR molto stabile dal punto di vista reale, non solo teorico.

Se formulazione, precisione dei carichi, qualità della miscelazione, frequenza di distribuzione e gestione della mangiatoia restano variabili o poco controllate, l’introduzione di ulteriori livelli di automazione rischia soprattutto di aumentare la complessità gestionale senza produrre vantaggi nutrizionali proporzionati.

Questo aspetto riguarda in modo particolare anche le stalle ad elevata presenza di foraggio, dove variazioni della sostanza secca, qualità fisica dell’unifeed, selezione alimentare e omogeneità della miscelazione possono incidere in modo rilevante sulla reale stabilità della TMR.

La review collega direttamente questi aspetti anche al tema della sostenibilità. Una nutrizione più precisa può infatti migliorare l’efficienza di utilizzazione dei nutrienti e ridurre sprechi, escrezioni e perdite metaboliche.

In questa prospettiva la precisione alimentare diventa una possibile leva di miglioramento dell’efficienza complessiva del sistema, oltre che strumento produttivo.

Gli autori insistono inoltre su un punto centrale: la nutrizione individuale non sostituisce la qualità della TMR. Le integrazioni di precisione funzionano infatti solo quando la razione di base è sufficientemente stabile, omogenea e ripetibile.

In caso contrario la variabilità introdotta dalla gestione dell’unifeed rischia di annullare parte dei vantaggi ottenibili attraverso la modulazione individuale dei nutrienti.

L’evoluzione della TMR è quindi tracciata da modello alimentare relativamente “chiuso” a componente di un sistema nutrizionale più articolato, nel quale la precisione si costruisce attraverso integrazioni progressive e adattamenti individuali.

La razione unifeed continua a rappresentare il fondamento della gestione alimentare della mandria, ma tende a essere inserita dentro una struttura nutrizionale più dinamica e più strettamente collegata alla variabilità reale della bovina moderna.