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La risposta immunitaria della mammella bovina

La mastite è la reazione difensiva dell’organismo della bovina a un attacco proveniente dai batteri che raggiungono l’interno. Questa reazione della mammella è rivolta in primis contro questi patogeni ma è spesso, in vario grado, lesiva anche dei tessuti della mammella stessa.

La tematica dell’immunità della ghiandola mammaria è stata affrontata, alla “Nmc 2018 International Bovine Mastitis Conference” di Milano, dalle letture magistrali di due relatori d’eccezione: la professoressa Lorraine Sordillo, della Michigan State University, e il dottor Massimo Amadori, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.

Lorraine Sordillo

Nella prima relazione, la professoressa Sordillo ha trattato i derivati dell’ossida- zione lipidica (detti anche oxilipidi), potenti mediatori coinvolti in tutte le fasi della risposta infiammatoria. In un’interessante panoramica sul loro ruolo nell’immunità della bovina, ha illustrato il modo in cui queste molecole influenzano sia l’attivazione sia la risoluzione dell’infiammazione, focalizzandosi in particolare sulla mastite. La risposta infiammatoria della mammella a seguito dell’invasione batterica è complessa e finemente regolata. Una risposta rapida e robusta è protettiva, ma può causare danni anche ai tessuti della bovina stessa: la risoluzione rapida e naturale dall’infiammazione è quindi fondamentale per la salute generale e per il benessere della bovina da latte.
Anche se la ricerca sui mediatori lipidici è in generale un’area relativamente nuova, recenti studi condotti su animali da laboratorio ne hanno evidenziato il ruolo fondamentale nella risoluzione dell’infiammazione. Fra gli altri effetti, questi mediatori riducono l’afflusso di neutrofili, favoriscono l’eliminazione delle cellule morte dai tessuti colpiti e facilitano il ritorno dei tessuti alla loro normale funzionalità.

La relatrice si è concentrata in particolare sul metabolismo degli oxilipidi nel periparto, che come noto è da un punto di vista sanitario sicuramente il momento più delicato della vita riproduttiva della bovina a motivo delle drammatiche alterazioni del metabolismo che si manifestano in questa fase.

Poiché la quantità di oxilipidi nel circolo sanguigno dipende dalla disponibilità dei diversi acidi grassi polinsaturi da cui originano, i cambiamenti che si verificano nel metabolismo lipidico della bovina in questo delicato periodo per soddisfare le esigenze legate all’inizio della lattazione possono avere importanti conseguenze sulla loro composizione e concentrazione nel sangue e nel latte, portando ad alterazioni nella normale risposta infiammatoria dell’animale sia a livello sistemico che della mammella: infatti la loro biosintesi è legata a molteplici fattori, fra la quantità e la disponibilità di acidi grassi polinsaturi, l’attività relativa e la tipologia di enzimi ossidanti, la velocità di degradazione dei loro metaboliti. La ben nota maggiore gravità delle mastiti nel periparto potrebbe quindi essere legata anche al verificarsi di alterazioni del metabolismo dei lipidi e dei derivati della loro ossidazione.

Massimo Amadori

Nella seconda relazione, il dottor Massimo Amadori ha illustrato le più recenti scoperte sul ruolo dell’immunità innata nella difesa della ghiandola mammaria dalle infezioni e ha quindi avanzato una stimolante proposta: sfruttare l’induzione della tolleranza immunologica per migliorare il controllo delle mastiti.

Di fronte a una mastite l’organismo della bovina deve trovare un delicato compromesso tra la necessità di eliminare gli invasori microbici e quella di evitare il danno tissutale, la perdita della funzionalità mammaria e lo spreco di preziosa energia metabolica. Questo nodo strategico determina l’esito finale della risposta ed è finemente regolato dai meccanismi sviluppati durante l’evoluzione.
Le due alternative che si presentano al sistema immunitario quando deve fronteggiare un’infezione sono quella di attivare una risposta protettiva forte ed efficace per eliminare tutti i microrganismi (la mastite), oppure sviluppare una “tolleranza protettiva” che permetta di evitare danni ai tessuti (nel caso della mastite la sintomatologia e la perdita di funzionalità sono gli effetti dell’intensa risposta infiammato- ria conseguente all’attivazione del sistema immunitario innato), stipulando una sorta di armistizio con i microrganismi.
 In questo quadro concettuale, le mastiti da Staphylococcus aureus ed Escherichia coli sarebbero rispettivamente il risultato di una risposta “troppo debole” e “troppo forte” della risposta immunitaria innata mentre, viceversa, l’interazione con altri microrganismi sarebbe un esempio della cosiddetta “tolleranza protettiva”, come nel caso degli stafilococchi coagulasi-negativi che potrebbero in effetti controllare per antagonismo le mastiti causate da altri agenti patogeni portando in ultima analisi ad un effetto più positivo che negativo in termini di produzione ed efficienza della “macchina mammaria”. Amadori ha proseguito la sua relazione illustrando i risvolti pratici di tali concetti. Le attuali strategie di controllo delle malattie infettive prevedono che gli animali possano essere attivamente immunizzati contro un agente microbico mediante la vaccinazione, inducendoli cioè a sviluppare anticorpi che gli permettono di difendersi efficacemente in caso di infezione.


I vaccini hanno enormemente migliorato la salute e il benessere degli animali e sono fondamentali per il controllo di molti agenti patogeni. Tuttavia il ruolo svolto dagli anticorpi nel latte non è ancora completamente chiaro dato che in questo substrato queste molecole non sembrano essere così efficienti nel mediare la lisi dei batteri come lo sono nel siero. Esistono peraltro anche strategie vaccinali basate sulle tossine batteriche o sui prodotti di secrezione batterica, come i biofilm, che dovrebbero essere efficaci in quanto interferirebbero con la colonizza- zione, ma anche queste devono sempre essere accompagnate dalla consapevolezza del ruolo cruciale degli adiuvanti e della loro importanza nella “tollerizzazione”. Solo sfruttando correttamente tale aspetto diviene possibile controllare al meglio le mastiti acute e si può indirizzare il sistema immunitario verso un tipo di risposta anticorpale meno “pericolosa”, non infiammatoria e più idonea all’ambiente mammario.

È interessante osservare che una simile visione della risposta immunitaria della mammella è maggiormente compatibile con l’idea di una flora microbica residente, o microbiota, che colonizzando in minima misura la mammella indurrebbe la tolleranza e permetterebbe di limitare le infezioni intramammarie.

A tal proposito, Amadori ha fatto riferimento alla maggiore resistenza di talune razze minori utilizzando come esempio il confronto fra le vacche Rendene, che sviluppano meno mastiti cliniche e hanno un microbiota più omogeneo, e le Frisone, che sono notoriamente più inclini a sviluppare mastiti cliniche e hanno un microbiota più eterogeneo.

Le future strategie di controllo dovranno integrare correttamente l’induzione della risposta immunitaria adattativa con l’altrettanto importante “tollerizzazione” della risposta immunitaria innata.

 Maria Filippa Addis

Professore associato presso il Diparti-mento di Medicina veterinaria dell’Università di Milano.