La fase asciutta è uno dei momenti più delicati dell’intera lattazione. Durante la transizione asciutta-parto la mammella attraversa profondi cambiamenti fisiologici e il rischio di nuove infezioni tende ad aumentare, soprattutto nelle stalle caratterizzate da elevata pressione infettiva.
La riduzione dell’intervento antibiotico per l’applicazione dell’asciutta selettiva richiede una revisione più ampia della gestione aziendale, che coinvolge protocolli operativi, organizzazione del preparto, qualità degli ambienti e controllo della sanità mammaria.
In questo contesto stanno emergendo approcci orientati a sostenere la risposta immunitaria della bovina nelle fasi più instabili.
Tra questi rientra anche l’impiego di oligoelementi iniettabili nel periodo dell’asciutta e del preparto, tema affrontato da un recente lavoro condotto in due aziende italiane.
È stato valutato l’effetto della somministrazione di oligoelementi iniettabili durante l’asciutta. La prova è stata realizzata in due aziende del Nord Italia con cellule somatiche di massa superiori a 300.000 cellule/ml, quindi in una situazione caratterizzata da criticità sanitarie concrete.
Le bovine sono state suddivise casualmente in due gruppi. Tutti gli animali hanno ricevuto il sigillante interno del capezzolo, mentre la terapia antibiotica in asciutta è stata applicata secondo le pratiche aziendali, senza modificare i protocolli già utilizzati nelle aziende. Questo significa che l’effetto osservato non deriva da cambiamenti nella gestione antibiotica, ma si inserisce sopra una routine sanitaria già in uso.
Nel gruppo trattato sono state effettuate due iniezioni sottocutanee di zinco, rame, manganese e selenio: una alla messa in asciutta e una circa 30 giorni prima del parto.
La scelta dei tempi coincide con due fasi particolarmente delicate della transizione. Alla messa in asciutta la mammella entra nella fase di involuzione, durante la quale aumenta la suscettibilità alle nuove infezioni intramammarie. Nelle settimane che precedono il parto, invece, la bovina affronta una fase di forte adattamento metabolico e immunitario.
Proprio nel preparto l’ingestione tende fisiologicamente a ridursi, mentre aumentano richieste energetiche, stress ossidativo e necessità di sostenere la risposta immunitaria. La bovina si trova quindi in una situazione in cui il fabbisogno di nutrienti cresce proprio mentre la capacità di assumerli e utilizzarli attraverso la razione può diventare meno stabile.
Anche la disponibilità reale di oligoelementi può quindi risultare più variabile, proprio nel momento di maggiore fabbisogno.
Si pone quindi anche una questione di disponibilità reale dei minerali proprio nella fase in cui il fabbisogno aumenta rapidamente.
L’integrazione per via iniettabile cerca perciò di superare alcuni limiti della supplementazione orale.
Il risultato più consistente della prova riguarda l’incidenza di mastite clinica nei primi 30 giorni di lattazione. Nel gruppo trattato è stata del 3,13%, contro il 12,37% del gruppo controllo, con differenza statisticamente significativa.
Anche gli altri indicatori si muovono nella stessa direzione.
Nel gruppo trattato risultano inferiori sia le nuove infezioni durante l’asciutta sia la percentuale di bovine con cellule elevate al primo controllo funzionale. In questi casi, però, le differenze non raggiungono una forza statistica sufficiente per attribuire con certezza l’effetto al trattamento.
La percentuale di riforma nel primo mese di lattazione, invece, non mostra variazioni rilevanti.
Il lavoro assume interesse anche per il contesto gestionale in cui è stato condotto. Le aziende coinvolte utilizzavano il sigillante interno su tutte le bovine e, in una parte degli animali, non applicavano terapia antibiotica in asciutta. È una situazione sempre più diffusa, nella quale la riduzione dell’antibiotico rende ancora più importanti gli altri fattori di prevenzione.
Igiene della stalla, qualità delle lettiere, gestione del preparto, controllo delle cellule e stato immunitario della bovina tendono così ad assumere un peso crescente. In questo quadro, il supporto con oligoelementi iniettabili si inserisce come strumento aggiuntivo all’interno di una gestione sanitaria già articolata.
Il fatto che lo studio sia stato condotto in aziende italiane aggiunge un elemento di interesse pratico. Strutture, gestione e livelli di pressione infettiva risultano infatti più vicini a quelli osservabili nelle nostre stalle rispetto a molti lavori di letteratura internazionale.
Restano naturalmente alcuni limiti. Due aziende non rappresentano certo la variabilità del campo e le condizioni iniziali erano caratterizzate da una sanità mammaria non ottimale. I risultati non possono quindi essere estesi automaticamente a mandrie con basse cellule somatiche e ridotta incidenza di mastiti.
Il lavoro, però, richiama un aspetto destinato probabilmente a diventare sempre più centrale nella gestione della fase asciutta: con la riduzione dell’antibiotico cresce l’attenzione verso tutti i fattori che sostengono stabilità immunitaria e capacità della bovina di affrontare la transizione senza bisogno di fare ricorso a trattamenti.
Un aspetto importante per ogni allevamento da latte, ma capitale per quelli da Parmigiano Reggiano.

