Di Valentina Andreoli
Biotecnologa, PhD in Scienze Medico-Veterinarie e consulente in medicina rigenerativa veterinaria applicata alla bovina da latte.
Ridurre l’impiego degli antibiotici negli allevamenti da latte è un obiettivo ormai condiviso. Lo richiedono l’approccio One Health e una filiera sempre più attenta all’uso responsabile del farmaco. Il punto, però, non è sostituire ad ogni costo una terapia efficace con qualcosa di nuovo. La vera sfida è usare l’antibiotico quando serve e costruire alternative credibili nei casi in cui può essere evitato. È in questo spazio che si colloca il plasma ricco di piastrine o PRP: un concentrato piastrinico biologico ottenuto dal sangue, studiato per sostenere la risposta locale dell’organismo e i processi di riparazione dei tessuti [1,2].
Non è un antibiotico “naturale”
Per capire il ruolo del PRP occorre prima chiarire che cosa non è. Il PRP non è un antibiotico naturale e non agisce semplicemente uccidendo i batteri. Le piastrine, oltre alla funzione ben nota nella coagulazione, contengono mediatori e fattori di crescita capaci di influenzare infiammazione, attività cellulare, formazione di nuovi vasi e riparazione tissutale.
Dopo l’attivazione, queste molecole vengono liberate nel sito di applicazione e interagiscono con il microambiente lesionato [2,3]. In altre parole, l’obiettivo non è introdurre una molecola antimicrobica alternativa, ma aiutare il tessuto a rispondere e recuperare in modo più efficace. PRP e antibiotico, quindi, non sono prodotti automaticamente intercambiabili.
In una mastite grave, con compromissione sistemica dell’animale, la priorità rimane una diagnosi tempestiva e una terapia veterinaria adeguata. Nessun concentrato piastrinico può compensare errori di mungitura, scarsa igiene o un’elevata pressione infettiva. L’innovazione ha valore solo se entra in un sistema sanitario già fondato su prevenzione e uso prudente del farmaco.
Quando può essere utile in stalla?
La mastite è uno degli ambiti più interessanti per valutare il PRP perché riunisce tre problemi: infezione, infiammazione e danno del tessuto mammario. L’antibiotico, quando indicato, agisce sulla componente batterica: Non sempre, però, la guarigione batteriologica coincide con il pieno recupero funzionale della ghiandola. Nei casi cronici o recidivanti il tessuto può essere già profondamente alterato, ed il processo infiammatorio può proseguire anche oltre la fase iniziale. È qui che il razionale rigenerativo diventa particolarmente interessante.
I primi studi clinici sull’impiego intramammario di concentrati piastrinici hanno mostrato risultati molto positivi sulle forme cliniche, e soprattutto nelle forme croniche, con evoluzioni sovrapponibili con quelle ottenute mediante protocolli convenzionali in specifiche popolazioni di animali [4,5]. In caso di mastite con coinvolgimento locale (solitamente di tipo lieve o moderata) il PRP può essere davvero considerato come alternativa o come supporto al recupero della mammella.
Nei casi con coinvolgimento sistemico (febbre, abbattimento, disidratazione o rapido peggioramento) la priorità resta invece intervenire tempestivamente con la terapia più appropriata. L’esame batteriologico è sicuramente un aiuto prezioso, soprattutto nelle recidive e quando si sospetta un patogeno contagioso, ma si inserisce nella normale gestione della patologia.
L’asciutta: una finestra strategica
Un altro impiego in fase di studio riguarda la somministrazione del concentrato piastrinico alla messa in asciutta. Con il passaggio all’asciutta selettiva, non tutte le bovine ricevono automaticamente l’antibiotico: la scelta dipende dalla storia di cellule somatiche, dai casi clinici precedenti e dal rischio aziendale.
Nelle bovine idonee, il PRP potrebbe offrire un sostegno biologico alla mammella durante una fase delicata, aiutando a ridurre ulteriormente l’impiego di antimicrobici. Le ricerche sono ancora in corso, ma i primi risultati positivi rendono questa applicazione particolarmente interessante per le aziende già orientate a una gestione selettiva.
Fertilità: una possibilità in più per le repeat breeder
La medicina rigenerativa bovina non riguarda però soltanto la mammella. Un’applicazione molto promettente è il trattamento intrauterino delle bovine repeat breeder, cioè animali sottoposti a più fecondazioni senza ottenere una gravidanza, pur in assenza di evidenti alterazioni cliniche.
In queste bovine il problema può essere legato a un ambiente uterino poco favorevole all’embrione o a un’infiammazione persistente di basso grado. Il PRP viene utilizzato con l’obiettivo di modulare questa risposta e migliorare la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione.
In uno dei principali studi pubblicati, il trattamento intrauterino con concentrato piastrinico ha determinato percentuali di gravidanza superiori rispetto al gruppo non trattato: a 60 giorni risultavano gravide circa il 70% delle bovine trattate, contro il 33% dei controlli [6].
Non significa che il PRP risolva ogni problema di fertilità: prima vanno esclusi errori nella rilevazione dei calori, problemi di inseminazione, patologie uterine manifeste, squilibri nutrizionali e altre cause aziendali. Ma in una repeat breeder ben inquadrata può rappresentare una possibilità concreta prima di considerare l’animale definitivamente problematico o avviarlo alla riforma.
Il PRP è stato studiato anche nelle bovine con ridotta attività ovarica e nelle donatrici di embrioni. Le prime esperienze indicano una possibile ripresa della funzionalità ovarica e, nei programmi di superovulazione, un miglioramento della risposta follicolare e del numero di embrioni recuperati [7,8]. Sono applicazioni specialistiche, ancora da consolidare, ma potenzialmente interessanti negli animali di elevato valore genetico.
Non solo mammella e fertilità
Grazie alla sua azione sui processi di riparazione, il PRP può trovare spazio anche nella gestione di ferite traumatiche o chirurgiche, lesioni croniche e recuperi difficili. L’esperienza nella bovina è ancora limitata rispetto alla medicina umana, al cavallo e ai piccoli animali, ma il principio è lo stesso: sostenere la cicatrizzazione e migliorare la qualità del tessuto riparato [2]. Per l’allevatore il vantaggio potenziale è disporre di uno strumento ottenuto dall’animale stesso, da applicare localmente e inserire in un piano terapeutico definito con il veterinario.
Una componente, non una scorciatoia
Il PRP può contribuire a un modello di medicina bovina meno dipendente dall’impiego automatico dell’antibiotico, ma non è una scorciatoia. Deve essere inserito in protocolli condivisi tra veterinario e allevatore, con criteri di inclusione ed esclusione chiari e una verifica degli esiti.
Nelle forme acute severe, o quando il quadro clinico e microbiologico lo richiede, gli antimicrobici restano strumenti essenziali. Nei casi selezionati, invece, la medicina rigenerativa può aprire uno spazio nuovo: non sostituire una molecola con un’altra, ma affiancare alla lotta contro il patogeno la tutela del tessuto e della sua funzione.
Questa è forse la prospettiva più interessante per la stalla del futuro, e ancora di più in un contesto come quello del Parmigiano Reggiano. Ridurre gli antibiotici non significa rinunciare alla cura, ma aumentare la precisione delle decisioni: prevenire meglio, diagnosticare prima, scegliere l’animale giusto e misurare il risultato.
Il PRP merita attenzione proprio perché obbliga ricerca e pratica di campo a incontrarsi. Se sostenuto da protocolli standardizzati e dati solidi, potrà diventare uno degli strumenti di una gestione sanitaria più mirata, sostenibile e responsabile.
Bibliografia essenziale
1. Cheng W.N., Han S.G. Bovine Mastitis: Risk Factors, Therapeutic Strategies, and Alternative Treatments—A Review. Asian-Australasian Journal of Animal Sciences, 2020, 33:1699–1713.
2. Caterino C. et al. Clinical Application of Platelet Concentrates in Bovine Practice: A Systematic Review. Veterinary Sciences, 2023, 10:686.
3. Everts P. et al. Platelet-Rich Plasma: New Performance Understandings and Therapeutic Considerations in 2020. International Journal of Molecular Sciences, 2020, 21:7794.
4. Lange-Consiglio A. et al. Intramammary Administration of Platelet Concentrate as an Unconventional Therapy in Bovine Mastitis: First Clinical Application. Journal of Dairy Science, 2014, 97:6223–6230.
5. Li X. et al. Alternatives to Antibiotics for Treatment of Mastitis in Dairy Cows. Frontiers in Veterinary Science, 2023, 10:1160350.
6. Lange-Consiglio A. et al. Platelet Concentrate in Bovine Reproduction: Effects on In Vitro Embryo Production and after Intrauterine Administration in Repeat Breeder Cows. Reproductive Biology and Endocrinology, 2015, 13:65.
7. Cremonesi F. et al. Platelet Rich Plasma for Regenerative Medicine Treatment of Bovine Ovarian Hypofunction. Frontiers in Veterinary Science, 2020, 7:517.
8. Cremonesi F. et al. Improvement of Embryo Recovery in Holstein Cows Treated by Intra-Ovarian Platelet Rich Plasma before Superovulation. Veterinary Sciences, 2020, 7:16.

